La corsa del piede sordo

05/09/2017

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di Valerio Giusti, Percorsi di vini

Innegabile la somiglianza della Corsica all’impronta che il nostro piede sinistro lascia sul terreno camminando. E da questa immagine, partendo dalla storia, voglio arrivare a parlare del vino della AOC Calvi, in passato chiamata “la Toscana della Corsica”.

Situata nel centro del mediterraneo, è l’isola più importante della Francia e ha rappresentato il crocevia delle rotte commerciali per secoli, attirando tutti i popoli che hanno avuto un forte legame con il mare. Le prime tracce di “ospiti” risalgono ai tempi dei Fenici, seguiti dai Greci, dai Romani sino ad arrivare alla sottomissione da parte di Pisa nel XI secolo e di Genova dal 1284. 

Il più grande marinaio di tutti i tempi, è nato proprio a Calvì: Cristoforo Colombo!! 

Nel 1755 i corsi avviarono la lotta per l’indipendenza da Genova, guidata da Pasquale Paoli. Un’indipendenza mai raggiunta perché Genova si alleò con i francesi per mantenerne il controllo. La guerra terminò nel 1764, con la sottoscrizione del Trattato di Compiègne grazie al quale la Francia ottenne da Genova l’autorizzazione ad insediare alcuni contingenti militari in Corsica. Quattro anni più tardi il Trattato di Versailles avrebbe definitivamente sancito il dominio francese sull’isola. 

Per chi è amante del mare e dei bei locali consiglio una vacanza nel Nord - Ovest della Corsica. La zona della Balagna, tra Isola Rossa e Calvi, terra che nel 1990, ha raggiunto una qualità dei vini tale da permettergli di avere il riconoscimento di “AOC Calvì”. Parliamo di circa 300Ha in totale stretti tra roccia e mare. Il clima è perfetto. C’è una buona escursione termica e dal mare soffiano venti costanti e temperati lungo queste valli. La vegetazione viene così mantenuta asciutta e al riparo da muffe e funghi permettendo una perfetta e sana maturazione delle uve.

Vediamo quali sono i vitigni più presenti nella zona nord dell’isola:

- Nieluccio: parente stretto del Sangiovese toscano e vitigno più coltivato. Si è adattato al terreno e al clima. Suppongo portato in loco dai Pisani e mantenuto successivamente dai Francesi per farne “la Toscana francese”. Regala vini più grassi e sapidi in gioventù rispetto al nostro clone. E’ un po’ più colorato del nostro Sangiovese (niellu significa scuro) ed è egualmente tannico pertanto richiede affinamento perché queste peculiarità siano “domate”. Purtroppo però il terroir non fornisce sempre la giusta acidità e quindi raramente viene vinificato in purezza.

- Sciacarello: significa "croccante sotto ai denti". Poco colorato ma profumato, speziato e vivace, dotato di un'acidità che lo rende adatto all'invecchiamento. Vitigno posto alla base dei più tipici vini rossi della AOC Calvì, facendo da perfetta “spalla” al Nieluccio per l’invecchiamento.

- Vermentinu: detto anche Malvasia Corsa. Come il Nieluccio, parente stretto del vermentino della costa toscana, parente meno stretto con il vermentino ligure. Nella “Balagna corsa” il vitigno esalta la scia sapido/minerale rispetto a quella agrumata.

- Muscat: Appartiene alla famiglia degli aromatici Moscati e nello specifico si tratta del Muscat Blanc à Petits Grains. Qui terreno e clima donano ai vini lunga persistenza, sprigionando oltre ai classici profumi di rosa bianca, muschio e salvia, sentori di agrumi e la mela cotogna.

Ma cosa hanno di diverso questi vitigni rispetto ai parenti del continente?

La Corsica può essere vista come una montagna in mezzo la mare o come un mare che circonda una montagna!

Il paesaggio è suggestivo. Sembra di poter toccare la cima delle montagne comodamente distesi al sole dal bagnasciuga! Qui i “maestri francesi” hanno insegnato la cultura commerciale anche ai più grandi “Demaine” che portano altisonanti nomi italiani. Nulla da dire! Nell’enologia commerciale mondiale sono i dominatori indiscussi. Il campanilismo sfiora il patriottismo. 

I ristoranti servono per lo più vini corsi, saltuariamente francesi. Anche la grande distribuzione snobba i vini fuori patria. Questa terra e tutta la regione sembra guardare con occhi di ammirazione la Patria Madre seguendo in modo rispettoso i suoi processi di vinificazione e affinamento. Il cammino intrapreso alcuni decenni fa è sicuramente rivolto all’uso della Barrique e all’uvaggio per smorzare il temperamento di alcuni vitigni o per supportare le mancanze di altri. Ma.... c’è un “ma” a parer mio.

Il territorio roccioso, la vicinanza dal mare, il terroir nel complesso dona una forte impronta minerale a tutti i vini prodotti. Nel caso dei bianchi questa è una caratteristica piacevole anche in gioventù. Ho notato che i bianchi vengono vinificati sempre in purezza. Rari gli uvaggi. 

Per i rossi? L’opposto! Vinificati in uvaggio direi sempre dato che non ho trovato vitigni in purezza. In cantina, in enoteca o al ristorante, è normale trovare in commercio l’annata 2015 di rossi a prevalenza Nieluccio. Siamo sicuri che a questo vitigno basti un po’ di sciacarello e un veloce passaggio in legno per poter essere pronto in soli 12/18 mesi? Per un vino essere "pronto” significa “aver raggiunto un equilibrio gustativo tale da poter essere consumato e apprezzato”. Nelle degustazioni di vini giovani che ho avuto modo di eseguire in loco, le parti dure (sapidità) erano ancora eccessive e preponderanti. I riconoscimenti tradizionali fruttati e floreali erano sovrastati da una nota iodata veramente importante che definirei al limite della piacevolezza. Questa corsa commerciale del "tutto e subito", è sicuramente dovuta anche agli investimenti che l’AOC Calvì sta facendo per recuperare il gap con la Patria.

Ma..... ecco il mio “ma”. 

Durante le mie degustazioni, nel bicchiere ho sentito come una richiesta di “spazio e di tempo…..”

E se l’orma fosse stata lasciata da un piede sordo? Se i vignaioli corsi ascoltassero di più l’esperienza della patria del sangiovese, la Toscana? Non quella Toscana di oggi inquinata dagli usi enologici di oltralpe. La Toscana di qualche decennio fa. 

E se questi rossi dell’AOC Calvì fossero lasciati a riposare in botte (spazio) e per un anno in più (tempo)? Probabilmente i produttori perderebbero un anno commerciale per gli affinamenti ma gli permetterebbe di mettere in commercio vini di maggiore bevibilità e maggiore piacevolezza da subito lasciando la possibilità di aspettare l’evoluzione per coloro che hanno pazienza. Ho degustando vini di 4/6 anni dove si smorza la sapidità a vantaggio dei profumi fruttati e floreali assecondati da note speziate, eteree e tostate. Questi vini li ho trovati più equilibrati, maturi e piacevoli, con una buona dote di eleganza sia all’esame olfattivo sia a quello gusto-olfattivo.


Segnalo per gli appassionati due cantine che ho avuto il piacere di visitare e degustare:

- Domaine d’Alzipratu – 20214 Zilia - www.domaine-alzipratu.com.

- Clos Culombu – 20260 Lumio - www.closculombu.fr.


Le otto grandi regioni AOC (DOC) della Corsica :

-1/Coteaux d’Ajaccio (sud-ovest) : AOC dal 1984

Vitigni : Sciaccarello, vino di alta qualità, dal carattere deciso

-2/Patrimonio Nord: AOC dal 1968 (inscritto nel Gotha), di fama internazionale

Vitigni : Vermentino, vino bianco, dal bel colore giallo paglierino, secco e fresco, dagli aromi floreali e di mela e Nielluccio, vino strutturato dal colore rosso scuro.

-3/Cap Corse Nord : la regione del Muscat

Vitigni : Vermentino della famiglia della Malvasia, tra i migliori del Mediterraneo, dal giallo verdolino brillante al giallo dorato, aroma floreale, caratteristico per la sua leggerezza e la sua freschezza.

-4/Calvi Nord Ovest : (che corrisponde più esattamente alla regione della Balagna, in passato chiamata la Toscana della Corsica)

Vitigni : Nielluccio e Sciaccarello

-5/Sartenais Sud Ovest: AOC dal 1976

Vitigni : Nielluccio e Sciaccarello, vino rosso molto caratteristico.

-6/Figari Sud : AOC di Corse-Porto Vecchio

Vitigni : Nielluccio e Sciaccarello, vino rosso robusto, classificato tra i migliori della Corsica.

-7/Porto-Vecchio Sud Est : 

Vitigni : Nielluccio e Sciaccarello, vino rosso fruttato e ben equilibrato.

-8/Costa Orientale : 

Vitigni : tradizionali nobili come il Carignan, il Cinsault, il Grenache e il Syrah per il rosso, l’Ugni, il Malvoisie, il Sauvignon e il Pinot per il bianco.