Enoletteratura: al Casale del Giglio la presentazione del volume ‘Viaggi nell’Agro Pontino. Vita, vitis, vinum’

10/10/2017

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di Giuseppe Motisi 

Profumi di mosto in maturazione che esalano dalle cantine e si diffondono per la sala, il verde intenso e magnetico della vigna al tramonto, l'eco del mare che si espande nella campagna pontina, pronta per l'appuntamento della vendemmia.

Non poteva esserci luogo più idoneo dell'azienda agricola Casale del Giglio di Latina per promuovere il romanzo 'Viaggi nell'Agro Pontino. Vita, vinis, vinum', volume presentato in anteprima lo scorso aprile (abbiamo pubblicato un articolo in merito sul nostro sito) e dedicato appunto alla produzione enologica di Latina e della sua provincia.

Per la nuova presentazione del libro, avvenuta il 24 settembre, è stata dunque scelta l'azienda di Casale del Giglio della famiglia Santarelli, un luogo che costituisce il trait d'union tra la tradizione vinicola locale e la produzione enologica del futuro, uno spazio dove passato e futuro del vino pontino si fondono nelle vigne di questa azienda situata in località Le Ferriere, sotto le quali si cela un'antica città preromana e dove in superficie si coltivano uve italiane, francesi e spagnole che, beneficiando del calore tirrenico e della brezza appenninica, forniscono vini dai sapori inediti ed accattivanti.

Ma partiamo dal libro per ricordare che 'Viaggi nell'Agro Pontino. Vita, vinis, vinum' non è una guida sui vini, bensì una celebrazione appassionata della ricchezza del patrimonio vitivinicolo dell’Agro pontino sotto forma di romanzo. Edito dalla Atlantide editore e scritto da Antonio Scarsella, ex sindaco di Sermoneta ed ex presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale Roma-Latina, e Mauro D’Arcangeli, direttore di Confagricoltura Latina, il volume sviluppa il suo intreccio tra fantasia e realtà; realtà in questo caso significa anche storia antica, poiché la tradizione di coltivare la vite affonda le sue radici nella notte dei tempi: circa 700 anni prima della nascita di Cristo, proprio nell'area dove attualmente si trova una porzione del vigneto di Casale del Giglio, sorgeva e prosperava l'antica Satricum, i cui abitanti si dedicavano alla coltura della vite ed alla produzione di vini. Ne sono testimoni i numerosi reperti emersi durante le campagne di scavi effettuate nelle campagne della odierna tenuta che, per espressa volontà del proprietario Antonio Santarelli, sono state effettuate sacrificando le vigne: gli archeologi hanno infatti potuto scavare sotto il vigneto e riportare alla luce diverse tipologie di coppe e brocche per il vino. “Archeologia e vino non vanno sempre d'accordo, perché i lavori agricoli distruggono facilmente i reperti  – ha spiegato intervenendo alla presentazione del libro la dottoressa Marijke Gnade, archeologa olandese e docente dell’Università di Amsterdam che si occupa degli scavi di Satricum -. Nel nostro caso possiamo invece definirci molto fortunati, perché casale del Giglio ha preferito sacrificare le sue viti per consentirci di effettuare gli archeologici. E quel che è emerso è davvero suggestivo e inebriante, quasi al pari di un ottimo bicchiere di vino: parlo di un insediamento del Lazio antico che si estendeva per circa 40 ettari. Da questo terreno sono emerse testimonianze della coltura della vite e della produzione vinicola che risalgono al VII secolo a.C., oggi conservate nel vicino museo dedicato appunto alla città di Satricum”. 

Ma l'evento è stato anche un'occasione per fare il punto sull'attività di Casale del Giglio. “L'area dove insiste l'azienda è sostanzialmente vergine dal punto di vista enologico se comparata, ad esempio, ai territori di Toscana, Piemonte o Friuli – ha spiegato Linda Siddera, responsabile eventi di Casale del Giglio -. Nelle campagne pontine la vite, pur storicamente presente come attestato dagli scavi di Satricum, ha cominciato ad essere coltivata con regolarità dal periodo delle bonifiche fasciste in poi, quando i coloni del Nord Italia si insediarono nelle campagne di Latina portando con sé, e trapiantando, le barbatelle dei luoghi da cui provenivano. Da quell'esperienza si è poi sviluppata un'enologia peculiare che guarda al futuro senza rinnegare il passato, con una produzione a cavallo tra tradizione e nuove frontiere. Casale del Giglio è un concreto esempio di questa filosofia: coltiviamo 60 differenti vitigni la maggior parte dei quali non originari del territorio, proprio perché l'azienda è votata alla sperimentazione su terreni mai o poco vitati. Tuttavia tra i 60 vitigni ce ne sono anche di autoctoni, ed è su questi che stiamo puntando sul medio termine”.

Sugli specifici aspetti produttivi di Casale del Giglio si è soffermato Paolo Tiefenthaler, enologo e direttore tecnico dell'azienda vinicola. “Casale del Giglio sorge in un zona vergine dal punto di vista vitivinicolo. Il nostro futuro sarà nel comprendere a fondo il terroir dell’Agro Pontino dove Uomo/Terra/Clima/Vitigno/Tradizione si fondono in un unico elemento – ha affermato Tiefenthaler -. Oggi non pensiamo di cercare nuovi vitigni, ma cerchiamo di studiare con una certa attenzione i singoli vigneti già esistenti, ed ultimamente ci stiamo appassionando alla Biancolella di Ponza, una piccola produzione di bianco sviluppata su circa 2 ettari di terreno sull'isola, e al Bellone di Anzio, 'vino del mare e del sole'. Sul Bellone Casale intravede la possibilità di produrre un vino longevo, che vada oltre nel tempo, con un naso che ricorda i frutti tropicali ed un lungo finale salino che rimanda alle calde giornate estive trascorse in riva al mare”.