Rendez-vous di vino: il fascino dei Barolo di Paolo Scavino

28/02/2017

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di Amanda Arena e Beunida Shani

Dalla San Pietroburgo fredda e sofisticata di DostoevsKij alla calda e frizzante Parigi degli inizi del Novecento, dalla New York di Warhol alla Roma '' Caput Mundi'' di Kounellis e degli altri creatori, il salotto ha sempre avuto un suo posto privilegiato nella storia. Un locus amoenus dove potersi incontrare e vivere di pensieri calati in un'atmosfera magica. Lo hanno capito bene gli organizzatori degli incontri de '' Il Salotto del Vino'' presso la Montecchia di Alajmo, diretti dal sommelier Mauro Meneghetti. Dei rendez- vous a cadenza mensile durante i quali un personaggio del vino illustra agli ospiti la storia della sua famiglia, le emozioni create da terroir eccellenti e la passione di chi lavora ogni giorno in vigna con volontà e dovizia.

Questa volta ci siamo voluti sedere anche noi in questo salottino sofisticato ed originale durante il quale il mondo della sommellerie si abbraccia a quello della cucina stellata di Alajmo creando un connubio di sensi molto piacevole.

Questo primo appuntamento ha avuto come dominus della serata il Barolo di Paolo Scavino, difficile non rimanerne ammaliati.  L’azienda Scavino è una realtà molto piccola a conduzione per lo più famigliare, con sede a Castiglione Falletto nel cuore delle Langhe, che dal 1921 con Paolo inizia la sua ascesa. L’intuito pratico e creativo di Enrico rende il Barolo della famiglia Scavino un vino che parla piemontese, ma capito in tutto il mondo, vincendo premi di respiro internazionale.  Era il lontano 1978 quando Enrico, giovanissimo, convince il padre a vinificare separatamente dalle altre le uve della vigna Fiasco, le migliori. Ed è proprio grazie a quest’attento distinguo delle uve più eccelse che nasce il primo grande cru: il Barolo Bric dël  Fiasc. 

Emozionante il viaggio nelle Langhe condotto da Riccardo Sgarra, Brand Ambassador della storica azienda, il quale attraverso sei vini ci ha permesso di conoscere più da vicino la filosofia produttiva di questa importante realtà vitivinicola. Oggi la quarta generazione, capitanata da Enrico Scavino e le figlie Elisa ed Enrica, si dedica con la stessa passione di Paolo alla produzione di vini unici a testimonianza dell’unicità di ogni terroir delle Langhe, le morbide e sinuose colline da cui nascono, luogo di elezione dei celebri vigneti coltivati a Nebbiolo da Barolo. Il “Re dei vini” è il frutto dell’incessante lavoro dei vignaioli langaroli per deliziare il palato degli intenditori di tutto il mondo. Per raccontare l’amore della famiglia Scavino verso queste terre è stato più che naturale iniziare la serata con una delle più alte espressioni di Nebbiolo in purezza, il vitigno autoctono per eccellenza, che trova nelle Langhe le condizioni uniche ed ideali per esprimersi al meglio. A scandire l’intera degustazione dei vini Scavino, l’intensa esplosione di profumi al naso che hanno regalato straordinarie emozioni ai presenti in sala. 

Come afferma Cesare Pavese: “Tre nasi sono quel che ci vuole per il Barolo!” . 

I vini proposti:

Langhe Nebbiolo 2015

Aroma denso di frutti rossi per l’essenza di questo Nebbiolo in purezza. Ottima beva con tannini vibranti che donano struttura e personalità. E’ un rosso assai elegante.

Barolo 2013 Enrico Scavino

E’ il Barolo tradizionale per antonomasia, un blend di sette differenti cru, che esprime appieno la storia e la tradizione della famiglia Scavino. Un ampio bouquet olfattivo che è una sinfonia di profumi di violetta, mora, prugna, accompagnato da note speziate ed eteree con  lieve sentore di goudron. Vino puro, vigoroso e di una bevibilità coinvolgente. 

Barolo Monvigliero 2013

Un Barolo proveniente dall’omonimo vigneto di Monvigliero, collina storicamente riconosciuta come il cru più prestigioso di Verduno, uno dei più rappresentativi dell’area del Barolo. Grande classe, complessità ed eleganza. Si apre con una miscellanea avvolgente di frutti rossi, confettura di ciliegia, violetta, note speziate ed eteree. Chiude con uno sfondo di nota minerale che regala slancio e freschezza.  

Barolo Bric dël  Fiasc 2013

“Il Re” dei Barolo firmati Paolo Scavino, che ne rappresenta l’immagine più autentica. Un vino che racconta il territorio e lentamente si lascia scoprire. Suadenti emozioni di piccoli frutti rossi, prugna, pepe bianco, ricordi di liquirizia e un leggero accento di miele s’intrecciano ad uno sfondo di erbe aromatiche e note mentolate.  Gli ampi sentori sono vivificati da un’intrigante nota minerale che si evolve in una piacevole sapidità. Un vino dal carattere ricercato ed elegante con una struttura energica supportata da una bella acidità. 

Barolo Bric dël  Fiasc magnum 2005

Un vino sontuoso dall’eleganza ricercata. Si apre con profumi ampi ed intensi di prugna secca, more e mirtilli, che arrivano ad abbracciare una calda nota di tabacco ed accenni di note balsamiche ed eteree. E’ un superbo elogio al Barolo, di quelli che parlano delle antiche tradizioni del territorio e dell’accurato lavoro in vigna. Sorso deciso, importante.

Barolo Bricco Ambrogio 2003

E’ la versione più gentile del Barolo, dall’ampio corredo aromatico. Vino profondo, setoso, di grande equilibrio e intensità, concentrato su aromi di piccoli frutti neri di sottobosco, miele, pepe nero e accompagnato da un’affascinante nota calda di goudron e da leggeri ritorni mentolati. Morbido e ricco in bocca, con tannini ben bilanciati. 

A impreziosire la serata sono stati serviti i prelibati cicchetti della cucina stellata di Alajmo. Un vero e proprio itinerario di gusto dove non si sono solo congiunti sapori veneti ai piemontesi, come nel caso dei ravioli di Castelmagno con zucca e radicchio trevigiano, ma si è voluto coccolare il palato degli ospiti anche con la tradizione lombarda dell’ossobuco in gremolada steso su crema di patate. Raffinato dolce per chiudere la serata: una sfoglia con spezie che ha legato i sapori prettamente italici a suggestioni orientali, leggermente afrodisiache.