Vinitaly 2017: memorie di un viaggio tra vini e storie

28/04/2017

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di Amanda Arena e Beunida Shani

Un antico detto recita: " Dove c'è vino c'è amore", non possiamo non dargli ragione. Non è un caso, infatti, che il Vinitaly, salone internazionale dedicato al mondo dei vini e dei distillati, avvenga a Verona, la città di Romeo e Giulietta. Nei quattro giorni di kermesse abbiamo avuto la possibilità di viaggiare l'Italia percorrendo i vari padiglioni, un itinerario fatto di profumi, colori ma soprattutto racconti di chi ha fatto del vino la sua storia. 

Iniziamo dal Piemonte con un Nebbiolo in purezza dell'azienda vitivinicola Ghiomo: una realtà attenta alla tradizione, dallo spirito genuino. Sempre per rimanere in tema di genuinità, abbiamo fatto tappa in Veneto da Silvia e Roberta Gardina di Quota 101, siamo nei Colli Euganei e quest’azienda giovane ci racconta quanto rilevante sia investire anche nella biodiversità. Incuriosite dal terroir dei Colli siamo andate a salutare Elisa Dilavanzo della Cantina Maeli, produttrice innovativa e coraggiosa. Elisa ci ha raccontato come ha voluto rendere il Fior d’Arancio, vino abbinato per tradizione solo ai dolci, un quid di più versatile e strutturato che si potesse sposare bene anche ai piatti più corposi. Scopo che è stato raggiunto brillantemente grazie alla sua creatività che l’ha portata a declinare il Fior d'Arancio in vari metodi: dal classico sino addirittura all'ancestrale. E poi c'è Stefania Mariani di Ca' dei Ronchi, siamo nel cuore vivo della Valpolicella. Stefania è un architetto giovanissimo che ha saputo far convivere l'amore per il design e l'innovazione alla passione dei grandi vini veronesi. Le loro etichette essenziali ed ironiche rimangono impresse quanto la loro selezione di Valpolicella ed Amarone. Un’altra sosta al padiglione 5 presso Ongaresca, cantina nata dalla passione di due amici, Sergio Traverso e Lorenzo Sinico, i quali intendono esaltare le peculiarità del territorio in cui operano, quello di Costabissara in provincia di Vicenza, producendo spumanti metodo classico caratterizzati da una bella persistenza e un’elegante piacevolezza. Nello stesso padiglione ci siamo soffermate anche da Marchesi di Barolo, storica realtà piemontese dedita da più di duecento anni alla viticoltura di elevata qualità, per ascoltare con le parole del titolare Ernesto Abbona la particolare storia di Cascina Bruciata, la nuova cantina acquisita nel Barbaresco, dello straordinario territorio e della sua filosofia aziendale incentrata sulla produzione di vini biologici. 

Il viaggio tra i profumi, i colori e i sapori ha toccato anche il Sud d’Italia con due regioni in cui la pratica della viticoltura, traendo origine dalla civiltà della Magna Grecia,  vanta una tradizione millenaria: la Puglia e la Calabria. Inizialmente giungiamo a San Marzano, nel cuore della patria d’elezione del celebre vitigno Primitivo di Manduria. Qui nel 1962 incomincia la storia di Cantine San Marzano nate originariamente da diciannove vignaioli, legati da generazioni alla coltivazione della terra, per raggrupparne oggi ben milleduecento in forma di cooperativa. Sotto la guida di Francesco Cavallo questa grande realtà produce vini che esprimono compiutamente l’essenza di quest’area del territorio pugliese fatta di sterminate distese di vigne e paesaggi meravigliosi incastonati tra due mari: lo Ionio e l’Adriatico. Per terminare questo coinvolgente “Vinitaly tour”, siamo giunte, infine, al padiglione Calabria per conoscere più da vicino la storia dell’azienda Santa Venere, situata sulle colline di Cirò, piccolo paese in provincia di Crotone. Qui, fin dal 1600, la famiglia Scala si dedica con estrema attenzione alla coltivazione della vite e dell’ulivo in regime biologico. Oggi è Giuseppe Scala a condurre l’azienda con l’ambizioso obiettivo di esaltare le particolarità del terroir calabrese e valorizzarne i vitigni autoctoni per farli conoscere ed apprezzare dai palati degli estimatori di tutto il mondo.