Vinosouvenir, il vero amore dura più di un assaggio

09/05/2017

blog image

di Francesca Penzo

Venerdì 5 maggio alle ore 17:30 succede che a Rovigo, già tinta di arancione per il festival culturale Rovigoracconta, apre i battenti la prima mostra mercato dedicata ai vitigni autoctoni e produzioni gastronomiche tipiche che popolano le terre attraversate dal fiume Po.

Sulle orme del racconto di Mario Soldati, visionario e attualissimo intellettuale che già a fine anni ’50 parlò dell’enogastronomia di queste terre, si snoda il percorso degli espositori.

Quale luogo migliore se non il Polesine per ospitare tanti vignaioli e artigiani del cibo? Si tratta di un territorio “neutro”, uno dei pochi luoghi in Italia dove non si produce neanche una goccia di vino, ma anche dove, come dice Walter Massa, nessuno ti obbliga a bere qualcosa che non ti piace e non senti tuo. Quindi si può scegliere e si è scelto bene, qualità e legame con il territorio.

Una trentina di aziende vitivinicole e una quindicina di produttori di chicche gastronomiche in un clima di condivisione e curiosità in uno spazio raccolto e curato. Interessante la selezione di queste, tutte persone “vere”, gente che le mani nella terra le mette per davvero e che ama raccontare quando credono nel loro lavoro.

Produzioni meno conosciute, tesori rari, c’è da perdersi in questo mondo e io come sempre non ci metto molto.

A dare ancora più risalto alla manifestazione sabato pomeriggio un salotto molto esclusivo per la presentazione del libro di Marzia Pinotti “La barbera è femmina” con la presenza dell’indipendente Walter Massa e... mia in qualità miglior di sommelier del Veneto 2017 a raccontare il “Monleale” 2003, barbera da lui prodotta. A dirigere il tutto Emanuela Pregnolato, degustatrice Ais e organizzatrice dell’evento. 

Poi il valore aggiunto, il momento per “l’eno-shopping”. E’ bello poter portare a casa un pezzetto di emozione, un vino-souvenir che ricordi queste giornate, queste persone. Proprio Mario Soldati diceva che “il viaggio è un sentimento, non soltanto un fatto”, ed è questo che si percepisce dopo aver vissuto questo luogo.

Quindi ecco i miei appunti di viaggio.

VIGNETI MASSA

Walter Massa un nome, una garanzia. Senza soffermarmi sul timorasso, che tanto amo e tanto è ormai conosciuto, passo direttamente alla barbera, e che barbera!  Bigolla 2004 al banco d’assaggio. Annata splendida che da vigore e nervo ancora oggi. Una boccetta di profumo ai frutti rossi macerati, spezie scure, piccanti e toni balsamici, molto piemontesi. Avvolgente e carica, un abbraccio infinito.

LE MARIE

Una rarità di nome “Blanc de lissart”, una malvasia moscata che si apre in un ventaglio di erbe aromatiche, con la salvia sopra tutte. Verticale, agrumata e molto primaverile. Anche in bocca bella freschezza e dinamicità, con una nota amarotica  che da sprint.

PREVER

Vicino Torino, dove nessun altro vinifica praticamente, ci sono loro a valorizzare un vitigno a bacca sconosciuto che parla francese. Vino bianco “Bianco del fuoco”, sapido e decisamente tostato, ma non quella tostatura da evoluzione, bensì da frutta secca, mandorla nel particolare, sentore tipico di questo prodotto che non presenta mai punte di acidità scomposta e sempre giocato su un certo equilibrio. Il nome deriva da un incendio scoppiato in vigna e nei boschi limitrofi molti anni fa.

CARLO GNAVI

Erbaluce di Caluso, piccola DOCG in provincia di Torino, tanto speciale da prestarsi sia alla spumantizzazione che ad un magnifico appassimento. Vera perla dell’enologia italiana, davvero sottovalutata, purtroppo. Quanto è buona! Termine forse banale, ma che esprime molto bene la realtà dei fatti. 
Carlo e Giorgio sono degli artisti dell’erbaluce, del resto anche il cognome è autoctono.
Ravej – Erbaluce di Caluso DOCG passito riserva 2004.
Questo prodotto ha catalizzato l’attenzione di molti presenti con un profumo che si percepiva a distanza.
Il colore ambrato lucente rapisce del tutto il degustatore.
La nota netta di noce e frutta candita è infinita, così come lo è il sorso giocato in un incredibile equilibrio tra componente sapido-fresca e dolce-morbida, voluttuosa, suadente.

ANDREA PICCHIONI 

Altra eccellenza di questa mostra. Ci spostiamo nell’Oltrepò Pavese, in quella terra in cui la barbera e la bonarda danno risultati meravigliosi. Dalla vinificazione in purezza della croatina nella Bonarda “Ipazia” all’uvaggio con la barbera e l’ughetta nel Buttafuoco “Cerasa” e “Bricco Riva Bianca”, si può capire come la mano di un sapiente vignaiolo possa domare e rendere eleganti vitigni alle volte ostici e spigolosi, senza mai privarli della propria natura e riconoscibilità.

MIRCO MARIOTTI

Ci avviciniamo a Rovigo, siamo in Emilia, in quel Delta del Po dove si producono i “vini delle sabbie”. Uno più interessante dell’altro vista la forte personalità trasmessa da Mirco ai suoi prodotti. Fortana, Montu, Famoso, sono solo alcuni dei vitigni autoctoni utilizzati per poi passare ad un anomalo trebbiano orange “The big cold”, macerazione breve per un prodotto non troppo impegnativo, ma davvero ben lavorato.

QUOTA 101 e MAELI

Una splendida rappresentanza per il Veneto sono le cantine QUOTA 101 e MAELI, che hanno entrambe sede nei Colli Euganei, ma i cui titolari sono rodigini di origine.
Se Maeli osa con un metodo ancestrale da moscato giallo veramente versatile e fine, Quota 101 punta su un’elegantissima versione secca e ferma che sorprende per verticalità e sapidità e un Serprino frizzante che rischia di finire in un batter d’occhio.