Cantina Cordeschi: dalla Val di Paglia, terra di confine tra Toscana, Umbria e Lazio, una produzione enologica tutta da scoprire

30/10/2018

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di Giuseppe Motisi 


Un lembo di Lazio proteso verso Toscana ed Umbria la cui terra, simile per conformazione alle aree agricole confinanti e vitata da sempre, inizia ad emergere solo oggi nel panorama enologico italiano, dopo anni di ‘oppressione’ dettata dai vicini terroir di Montalcino e Sagrantino. Parliamo delle campagne della Val di Paglia ricadenti nel comune di Acquapendente, il paese più a nord della provincia di Viterbo che segna l’estremo limite settentrionale del Lazio, dove si producono vini dal carattere deciso ed ammaliante, ricchi di sfumature e sentori, tutti da scoprire. 

È in questa vallata dell’alto viterbese solcata dal fiume Paglia che, sull’onda dei gusti di un pubblico sempre più orientato verso prodotti con meno blasone ma di indubbia qualità, ha aperto i battenti nel 2005 la Cantina Cordeschi, fondata dai fratelli Fabio e Federico, un’azienda giovane ma dalle radici antiche: i due fratelli rappresentano infatti la terza generazione Cordeschi di imprenditori agricoli, visto che sia il nonno sia il padre erano già impegnati nella lavorazione della terra nella medesima area dell’odierno vigneto. I Cordeschi di oggi hanno però portato una ventata di originalità e di rinnovata energia nel panorama agricolo locale, affrontando una sfida ambiziosa che sta già dando i primi frutti: far conoscere la ricchezza enologica di Acquapendente con vini realizzati da uve perfettamente sane e mature, con un attento lavoro in vigna accompagnato da una scrupolosa raccolta manuale. I risultati sono tre rossi, un rosato ed un bianco che hanno varcato da tempo i confini di Viterbo e sono giunti, con risultati positivi, sulle tavole dei consumatori.

Tris di rossi 

Con una superficie vitata di circa 10 ettari il cui 70% è costituto da viti a bacca scura, non potevano essere che i rossi a fare la parte del leone della cantina di Acquapendente. A raccontarci caratteristiche e pregi di questi vini è Federico Cordeschi che, con suo fratello Fabio e con la collaborazione dell’enologo Gianpaolo Chiettini, ha dato avvio alla prima produzione nel 2009 con la messa in commercio, quasi dieci anni fa, di 5.000 bottiglie. “I nostri vigneti sono stati tutti rinnovati perché abbiamo sostituito il vecchio impianto che aveva raggiunto ormai oltre 30 anni di vita. L’anzianità di esercizio è stata sicuramente una garanzia di affidabilità per la resa e la produttività del terreno, ma quando io e mio fratello abbiamo preso in mano l’azienda un rinnovamento era necessario – è il preambolo di Federico Cordeschi - Oggi i vitigni messi a dimora sono perlopiù Sangiovese, in diversi cloni, Cabernet Sauvignon e Montepulciano, dalle cui uve ricaviamo tre vini in blend ed in purezza. Il nostro rosso base è il Rufo ricavato da uve Sangiovese 100%, che non fa invecchiamento e matura in acciaio, per conservare una freschezza ed una bevibilità che incantano e non deludono il palato, lasciando spazio a lievi sentori di sottobosco che lo rendono ideale da bere tanto durante i pasti quanto in momenti conviviali. Abbiamo poi l’Ost, il nostro prodotto di punta, vinificato sempre in purezza da uve Sangiovese, un clone però differente dal Rufo, che sale leggermente di gradazione alcolica e matura 11 mesi in barrique. Chiude la nostra offerta di rossi il Saìno, blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Montepulciano con cui abbiamo esordito sul mercato e che anch’esso trascorre 11 mesi in barrique per raggiungere la piena maturazione”.

Tutta la produzione vinicola (30-35mila bottiglie l’anno per assicurare una qualità costante), va specificato, è certificata Igt Lazio, ed ogni singolo acino è esclusivamente cresciuto nei campi di Acquapendente. “Il vigneto è posto a circa 300 metri di altitudine con una favorevole esposizione sud, sud-ovest – aggiunge Federico Cordeschi -. Secondo gli studi agronomici che abbiamo effettuato, il clima di questi luoghi è positivamente influenzato dalla vicinanza del monte Amiata e del fiume Paglia, i quali rinfrescano le torride temperature estive e fanno da baluardo alle fredde correnti invernali. A questa condizione microclimatica peculiare si aggiunge un terreno ricco di crete e rocce calcaree, ricoperto di sedimenti alluvionali dal costante drenaggio, che conferisce un’impronta unica e non ovvia ai vini che produciamo. Il nostro intervento, invece consiste in concimazioni naturali, poca chimica e solo dove serve”.

Bianco e rosato di Acquapendente 

Il combinato di clima favorevole e terre ideali per la coltivazione della vite, dona anche ai bianchi un carattere distintivo, soprattutto se paragonato alle circostanti etichette come l’Est Est Est oppure il bianco di Pitigliano. “Da uve Chardonnay e Grechetto produciamo il Palea, blend che prende il nome da una licenza latina che ci siamo permessi sul nome del fiume Paglia – spiega il titolare della Cantina Cordeschi -. Ed anche il Siele, il nostro rosato da Sangiovese in purezza vinificato in bianco, vendemmiato la mattina presto per portare in cantina uve più fresche possibile, prende la denominazione dall’ambiente fluviale della vallata: Siele è infatti un affluente del Paglia”. Dalla scelta di creare etichette come queste si comprende dunque l’attaccamento al territorio che caratterizza la produzione Cordeschi, nonché la voglia e la caparbietà nel portare fuori dei confini della vallata del Paglia la cultura enologica di questo lembo di Tuscia. “Per gli appassionati di cultura enologica ritengo che una visita ad Acquapendente possa riservare sorprese inaspettate – conclude Federico Cordeschi - Cultura e storia, dagli etruschi al mondo latino, passando per le indelebili tracce del Medioevo e del Rinascimento, sono nel viterbese un tutt’uno con la produzione enogastronomica; senza dimenticare le meraviglie della natura circostante. Meritano ad esempio una sosta il duomo di Acquapendente e la sua cripta del XII secolo, la Riserva Naturale di Monte Rufeno ed il bosco monumentale del Sasseto, dove sono state girate delle scene del film ‘Il racconto dei racconti’ di Matteo Garrone, oppure il castello di Torre Alfina, tutte mete suggestive ed insolite che ben si accompagnano ad una degustazione di vini direttamente in cantina, per aggiungere anche una full immersion nella cultura enologica del territorio”.