IL CHIANTI CLASSICO DI LAMOLE RACCONTATO DA CLIZIA ZUIN

29/05/2019

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Di Luca Matarazzo


Magia. Questo è il termine esatto per descrivere le emozioni provate in una serata dai contorni a dir poco mitologici, organizzata dalla Delegazione A.I.S. Grosseto (Delegato Antonio Stelli) in collaborazione con la degustatrice premiatissima Clizia Zuin. Veneta di origine, ma ormai adottata toscanaccia, nella splendida cornice dell'Hotel Granduca ci racconta uno dei tanti paesaggi vitivinicoli del bel Paese. Qui la storia si fonde con la realtà, fatta di micro produzioni ancora strettamente a carattere familiare, da suoli unici nel panorama chiantigiano, da perfette esposizioni e temperature ricche di escursioni termiche, fondamentali per il raggiungimento di un corretto equilibrio. Non è tutto... Secoli di evoluzione, dagli Etruschi ai giorni nostri, hanno insegnato ai vigneron la cura anzitutto per il territorio, con la creazione di terrazzamenti a volte edificati con mezzi di fortuna, altre volte più elaborati e da cui trae origine il nome "Lamulae" (ovvero "lingue di terra").

Da sempre sottopopolato, resta ormai un manipolo di piccoli eroi a guardia del passato glorioso, in quella vallata che dalla Conca d'Oro si spinge verso il "tetto" della Denominazione.

Nove i campioni in assaggio; nove racconti, nove filosofie produttive, nove sapori diversi. Un solo fil rouge: l'eleganza. Si comincia con:

1) CASTELLINUZZA & PIUCA - IL VEGLIARDO 2017 - di Coccia Gino, un "lamolese del sud". Come ritornare indietro nel tempo, all'era Ricasoli, con l'utilizzo di uve bianche (Trebbiano e Malvasia) a supporto del Sangiovese. Vecchie vigne che regalano nuances di ciliegia alcoolica, rosa baccarà, violette appassite e spezie morbide (cannella in primis). Sorso aranciato con evidenti tracce di salinità, lievemente corto nel finale pur gradevole, da punti 87/100.

2) LE MASSE - CHIANTI CLASSICO 2016 - fondata nel 1880. Soli 3,5 ettari coltivati ad alberello (forma di allevamento diffusissima nel Comprensorio) di quasi 90 anni. Botti di castagno per 12 mesi, per non farci mancare nulla in fatto di unicità. La sostanza si fa dark; marmellate di amarene, succo di mirtillo, glicine e geranio in avvizzimento. Gusto pieno, rotondo, ancora amarene sempre più calde. Spezie dolci e mineralità di grande fattura, ben intarsiata dal tannino mai invadente. Ben fatto Annamaria Socci. Armonioso da 91/100

3) LAMOLE DI LAMOLE - CHIANTI CLASSICO RISERVA 2014 - l'annata colpisce ancora... Indubbiamente i profumi restano delicati e ben delineati. Tuttavia, tutto è estremamente soffuso, quasi impalpabile. L'azienda che fu di Ugo Pagliai, ora Gruppo Santa Margherita, mantiene comunque un buon livello qualitativo con un vino dai toni di mora di gelso, ciliegie macerate, erbette aromatiche (timo, lavanda), pesca gialla e gusto canonico da scorzetta di arancia rossa. Cioccolato fondente in chiusura. 85/100 (e non è poco)

4) CASTELLI DEL GRAVEPESA - CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2012 - poche volte resto impressionato realmente da una Gran Selezione e anche questo caso non è il caso. La prima grande cooperativa toscana, fondata nel lontano 1965 dall'impegno di numerosi soci. Il fiore si fa sambuco, la spezia diventa anice stellato e chiodi di garofano. Spalla di pepe nero e fiori secchi. Bocca tesa verso un'inesorabile discesa, percepita da un basso livello di acidità (in fin dei conti l'annata è stata a dir poco torrida). Morbido da 83/100

5) PODERE CASTELLINUZZA - CHIANTI CLASSICO RISERVA 2015 - partito inizialmente come rosato dal nomen omen "Fragola di Bosco", fu convertito al secondo tentativo in un rosso dalle dense note floreali, ciliegia ancora croccante, erbe aromatiche e ginepro. Buon equilibrio gustativo tra acidi, sali e zuccheri. Al palato prevale invece una netta freschezza di arancia tarocca e pompelmo rosa dalla grande pulizia. 86/100

6) CASTELLINUZZA DI CINUZZI - CHIANTI CLASSICO RISERVA 2009 - rientrato da Roma a Lamole, il dott. Cinuzzi realizza questa chicca da un blend di Sangiovese, Canaiolo e Malvasia Nera. Sensazioni eteree di ceralacca e smalto ad un primo acchito. Segue lampone, fragola ed amarena spiritata, conditi da torrefazione e pepe bianco. Tannino ancora roboante ben sorretto da acidità al bergamotto, liquirizia e tabacco blond. 88/100

7) PORCACCIA MISERIA - CHIANTI CLASSICO 2017 - a discapito del nome scelto appositamente in etichetta, questo prodotto non ci fa per nulla imprecare, anzi! Jurij Fiore e la figlia Sara devono andare fieri delle emozioni che regalano in sole 885 bottiglie, alcune miracolosamente recuperate da Clizia per questa serata unica. Tutto molto dolce, dalle fragoline, al baccello di vaniglia, alla viola mammola e crema pasticcera. L'amarena diventa gelatinosa, anche negli aromi di bocca con finale lungo quasi carnaceo da 87/100

8) LE VITI DI LIVIO - IGT 2013 - il capolavoro di Paolo Socci, che purtroppo per varie vicissitudini quasi sicuramente non verrà prodotto nel futuro. Commovente, come la storia di Paolo, un eroe che solo il fato ha potuto momentaneamente colpire. Certi che saprà rialzarsi con la consueta energia e passione, godiamo intanto di questa santa reliquia, in versione magnum, ideata dal fattore Livio per una selezione massale di Sangiovese su piede franco. Mix di frutta rossa e nera, spezie scure, mineralità, vibrante dal naso al gusto, accompagnata da tannini piacevoli e persistenti. 94/100 meritatissimi.

9) I FABBRI - CHIANTI CLASSICO RISERVA 2010 - chiudiamo col vino della famiglia Grassi, un clone di Sangiovese Grosso dal colore granato sfumato arancio. Bisogna farlo respirare, in quanto è chiuso come un antico portone del 1600. Superate sensazioni di fungo e aromi tufacei, emergono arancia rossa, chiodi di garofano, ruggine, pesca macerata e richiami da cocomero maturo. Sorso succoso, denso balsamico e iodato, con tannino levigato autentico marchio di fabbrica dei vini di Lamole. 92/100


Memorabilia.