Silenzio, parla il Syrah

17/04/2019

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di Luca Matarazzo


Silenzio dunque. La parola ad uno dei principi dell'enologia mondiale: il Syrah! Potrebbe sembrare esagerato pensando ad altri territori di stampo francese ove regnano Chardonnay e Pinot Noir. Eppure la sua grande duttilità, adattabilità e variabilità clonale lo rendono carico di mille intriganti sfaccettature. Come la pelle del camaleonte, da terroir a terroir cambia continuamente colori, profumi, sapori, mantenendo però un fil rouge di equilibrio generale che dona grandissima piacevolezza a noi comuni avventori. Nel consueto appuntamento annuale "Chianina & Syrah" svoltosi a Cortona dal 12 al 14 aprile 2019, il dott. Vittorio Camorri, Presidente di Terretrusche.com società esperta nel settore "hospitality", magnifico padrone di casa, ha saputo coinvolgere Chef e produttori di vino locali in un magico connubio all'insegna della cultura enogastronomica.

La Masterclass con Leonardo Romanelli, gastronomo, giornalista, appassionato sommelier (e chi più ne ha...), è stato uno dei punti fondamentali della kermesse cortonese, con la degustazione orizzontale di ben 7 Syrah annata 2010. "7 spose per 7 fratelli", nozze celebrate perfettamente dalla dialettica di Leonardo, che ha scovato ciò che era invisibile ai nostri sensi. Mi sono dilungato fin troppo, la parola ora va ai vini elencati:

Stefano Amerighi "Syrah": un mito senza tempo. Colore rubino a tinte noir, naso intensissimo di mandorla fragrante, baccelli di vaniglia, marzapane e frutta caramellata (mela cotogna). Chiude su crème brûlée, erbe aromatiche, cipria ed incenso. Gusto pieno, avvolgente, carnoso di frutta scura e cioccolato fondente. L'appagante.

Baracchi "Smeriglio": i 93 punti di Wine Spectator e James Suckling sono il perfetto biglietto da visita per questo Syrah  dal colore trasparente e olfatto potente, balsamico-mentolato, speziato da pepe in grani e con sbuffi di petali di rosa rossa. La frutta emerge al sorso ed è una amarena spiritata, condita da succo di pomodoro e salinità finali. Il dandy.

La Braccesca "Bramasole": "Antinori chi era costui" direbbe un miope Don Abbondio di manzoniana memoria. Per tutti noi invece il solo cognome incute timore reverenziale. La colorazione è porporina fissata dall'uso di legni più piccoli, che influenzano almeno inizialmente anche le mucose nasali. Evidenti richiami di vaniglia e burro, con timidezza si appalesano variazioni di fragole, canfora, cannella. Un sorso di caffè in polvere a tinte selvatiche (nel senso di selva, bosco). Il classico.

Fabrizio Dionisio "Il Castagno": pluripremiato assieme al figliol prodigo Cuculaia. Il più "scuro" di tutti, ricco di mora, mirtillo, timo e dragoncello, nonché l'immancabile pepe nero. Tannino potente, piccante (zenzero), densità agrumata al bergamotto e pompelmo rosa. Persistente con aromi di bocca al cacao in polvere, nepitella e spezie scure. L'austero.

Il Fitto "Syrah": Edda Billi utilizza una filosofia completamente diversa, con approccio di tipo convenzionale. Prevalenza immediata al naso di note fruttate/floreali mix tra mirtilli maturi, violette, rose baccarà, persino salvia e rosmarino. Bocca sanguigna, ricca di visciole spremute e crème de cassis. Lo storico.

I Vicini "Laudario": l'avvocato Romano Antonioli cura questa piccola realtà con l'amore di un padre. Il suo Syrah è fortemente ematico, ricco di china, foglie di pomodoro e frutta rossa disidratata (melograno). Finale elegante di nocciola tostata che apre le porte ad un sorso succoso, con retrogusto di marron glacé e spezie morbide. L'evoluto.

Tasca d'Almerita "La Monaca": la cantina ospite della manifestazione. Appartenente alla DOC Monreale, nei pressi di Palermo con vigneti in piena collina, parte subito in quarta con un frutto rosso potente, seguito da caratteri terrosi e floreali di geranio, citronella, elicriso. Gusto da ciliegia matura, liquirizia, caffè. Il cremoso.

A voi solo l'imbarazzo della scelta.