Ventesima edizione Giornate del Pinot Nero. 5-7 maggio 2018

29/05/2018

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di Silvia de' Lutti


Tanta passione, umiltà, confronto e una presidenza giovane, al femminile sono gli ingredienti per realizzare un evento unico, seguito ogni anno da un pubblico sempre più numeroso anche internazionale: ecco cosa sono le giornate del Pinot Nero. Questa manifestazione, giunta alla ventesima edizione, rappresenta l’ennesima conferma della tenacia degli altoatesini. 

Nel 1999 alcuni petit vigneron di Egna e di Montagna, coscienti delle capacità espressive del Pinot Nero e soprattutto delle sue potenzialità, hanno voluto attirare l’attenzione e l’unico modo per farlo è stato quello di organizzare una “festa” in suo onore.  Il vitigno borgognone è presente in Alto Adige dalla metà dell’800, nel corso degli anni si è acclimatato così bene da farne una vera terra d’elezione: ora l’8% della superficie vitata a bacca rossa è costituita da Pinot Nero. Una presenza importante che non può passare inosservata soprattutto considerando le difficoltà, ben note a tutti, di coltivazione. 

Una nicchia pedoclimaticamente adatta al raggiungimento ottimale della maturazione fenolica. Le montagne ombreggiano i vigneti il mattino contenendo le temperature; ci sono gli sbalzi termici che aiutano lo sviluppo degli aromi, grazie ai tramonti tardivi e il vento, l’Ora del Garda, che mantiene i grappoli asciutti preservandoli da attacchi di muffe. Soprattutto nei comuni di Egna e Montagna, sul versante sinistro della Valle dell’Adige, in particolare nei cru più vocati, come l’altopiano di Mazzon (Egna) o le frazioni di Gleno e Pinzano (Montagna), le condizioni ottimali generano vini dall’aroma elegante, minerali e persistenti, offrendo un’interpretazione unica del Pinot Nero. Non è un caso, quindi, che il concorso nazionale veda, di solito, ai vertici della classifica, una massiccia presenza di Blauburgunder altoatesini.

Ed è così che dal 1999 ogni anno si ripete questo evento, inizialmente poche presenze una ventina di cantine, quest’anno ben 83 produttori hanno partecipato al concorso nazionale del pinot nero. Una selezione condotta con rigidi criteri, alla cieca, con una commissione di una quarantina di esperti non solo nazionali ma anche stranieri.

Ines Giovanett produttrice e giovane Presidente del comitato organizzatore:” In occasione della ventesima edizione abbiamo voluto puntare fortemente i riflettori su questo vitigno, creando una vera festa. Il mio obiettivo da Presidente è quello di far conoscere questo vitigno, non solo quello altoatesino, ma vorrei tanto portare l’attenzione anche sugli altri Pinot Nero italiani, quelli provenienti dalle zone più vocate come Oltrepò Pavese, Toscana, Valle d’Aosta, Friuli e Sicilia. Lo scorso anno tra i primi dieci classificati c’erano un toscano ed un trentino, in passato ha vinto un produttore della Valle d’Aosta, poi ci sono stati piemontesi, siciliani e toscani ancora. Questa è la strada da perseguire, c’è ancora da imparare tanto su questo esigente vitigno e tutto ciò si può fare anche unendosi e confrontandosi”. Il target finale del concorso è quindi quello di essere uno stimolo, una competizione sana per i produttori e un momento di festa e di apprendimento per i “fans”.

Grandi conferme sul podio 2018, l’Alto Adige sta volando alto:

1)Castelfeder Pinot Nero Riserva Burgum Novum 89 p.

 2) Kellerei Terlan Pinot Nero Riserva Monticol  88,5 e Kellerei Girlan Pinot Nero Riserva Trattmann 88,5 

3) Kellerei St. Michael Eppan Pinot Nero Riserva Sanct Valentin 88,3

Quest’anno si sono fatte valere cantine ben note, con tanta esperienza alle spalle, ma tra i primi dieci troviamo anche delle realtà nuove di piccoli produttori, come Kollerhof, che già si è fatto notare  negli ultimi anni nonostante sia una cantina”neofita”.

Sullo scalino più alto del podio è salito con 89 punti il Pinot Nero Riserva 2015 “Burgum Novum” di Castelfeder, un vino importante – come dice l’enologo Ivan Giovanett: “il mosto pressato utilizzato in vinificazione dona struttura” - forse un po’ fuori dal coro, ma rappresenta comunque una chiave di lettura del terroir e delle tradizioni atesine.

Castelfeder si trova a Cortina, uno dei primi paesi sulla strada del vino dell’Alto-Adige venendo da Sud, poco prima di Egna e Montagna, anche se la zona di produzione del Burgum Novum è Gleno, frazione di Montagna.

L’azienda Castelfeder è giunta alla terza generazione: cinquant’anni di storia, fatta di piccoli numeri e grande qualità. Oggi è condotta da Ivan e Ines Giovanett, insieme al padre Gunther e alla madre Alessandra. Castelfeder non è solo una realtà italiana, c’è voglia di avventura e di sperimentare nuovi mercati. Nel 2011 Ivan Giovanett ha intrapreso un nuovo progetto vinicolo: Sorentberg una cantina in Mosella fondata con l’amico Tobias Treis, che nella stessa zona produttiva è enologo e proprietario della storica azienda Julius Treis  (di famiglia dal 1684). Insieme hanno acquistato 9,5 ettari di questo territorio difficile – soprattutto per la pendenza, che arriva a 110%, una viticultura eroica anzi estrema – ma unico per la composizione del suolo, ricco di fossili pietrificati nell’ardesia rossa. Ivan dice: “ è stata una scommessa ripagata durante il reimpianto dei vigneti, quando sono state rinvenute mille viti di Riesling a piede franco, di cui il 98% ancora in vita. Dopo due anni di attente cure queste viti, inattive da 25 anni, hanno ripreso la produzione”. Oggi danno vita a due diverse tipologie di Riesling, Rotschiefer e Alten Reben.

Ivan Giovanett, enologo e titolare giovanissimo della cantina, è orgoglioso di aver vinto il concorso miglior Pinot Nero 2018: “Innanzittutto questa è l’unica manifestazione italiana che attribuisca una primaria importanza al nobile vitigno. Secondo poi, abbiamo vinto nella annata considerata convenzionalmente la migliore, la 2015. Questo pinot nero è il frutto di un lavoro intenso che inizia con una minuziosa preparazione in ogni dettaglio a partire dal vigneto fino alla vinificazione. I vigneti si trovano nella zona di Gleno a circa 500 -700 mt slm (per Ivan non si può coltivare oltre questa altitudine, non si hanno garanzie di una produzione costante): ed è proprio qui, a questa altitudine, che una combinazione di terreno, microclima e mano esperta dell’uomo creano una sorta di magia, nota distintiva della nostra produzione. Ad una vinificazione meticolosa, fatta di uve diraspate ma con tanti acini per ritardare la fermentazione,  l’utilizzo di mosto pressato che conferisce, a mio parere, una certa struttura, tante microvinificazioni,  segue un processo di maturazione in barrique di 15 mesi, quindi l’imbottigliamento ed altri 6 mesi di affinamento in bottiglia”.

Una guida d’eccezione per me, la Presidente Ines Giovanett ha voluto portarmi nel cuore dei vigneti di Gleno da 480 a 800 mt slm, con terreni porfirici, dove si trovano i loro preziosi vigneti coltivati prevalentemente a guyot ma alcuni, quelli più vecchi, anche a pergola, per mostrarmi una terrazza naturale sull’85% delle zone di produzione di Pinot Nero della Val d’Adige. Abbiamo sostato per quasi un’ora sul ponte di una vecchia ferrovia che funge da balconata di questo teatro naturale fatto di vigneti a perdita d’occhio. Dalla nostra postazione di Gleno, cru emergente, posta a sud – sud ovest si è scorto, appena sotto, il ben noto e vocato cru di Mazzon con vigneti posti a nord – nord-ovest: questi sono terreni con condizioni pedoclimatiche ottimali, i vini provenienti da questi cru sono eleganti, minerali e persistenti e rappresentano una interpretazione unica del pinot nero. E poi, da lì, si vede tutta la bassa atesina, interrotta dal Monte di Mezzo che separa a destra il Lago di Caldaro e dall’altra  la zona di Appiano e Cornaiano. Ines Giovanett mi ha spiegato con tanto orgoglio le differenti zone di produzione del Pinot Nero atesino, un vitigno che ancora si sta cercando di capire: - “c’è molta strada da fare per raggiungere l’optimum, è necessario mettersi sempre in discussione e continuare a sperimentare” - come ha sottolineato l’enologo di St Michael –Eppan, Hans Terzer, dal 1977 in cantina, il cui motto è: ”la qualità non ammette compromessi”.

Quest’anno si è voluto festeggiare la ventesima edizione introducendo due eventi ad hoc: Top of Pinot Nero e il premio del pubblico.

La Top of Pinot Nero è stata una degustazione di annate scelte dei Top dieci produttori delle ultime diciassette edizioni del concorso nazionale del Pinot Nero.

Una degustazione avvincente a cui ho avuto la fortuna di partecipare.

Schierati in “cattedra” i professori del Pinot Nero, i vigneron altoatesini che negli ultimi anni hanno tracciato una via e che ancora stanno sperimentando per fare di più. L’obiettivo è la qualità, sempre! In realtà nella sala culturale J. Fisher di Montagna si sono presentate  9 teste di serie: 2014 Pinot Nero Riserva Monticol, Terlan; 2013 Pinot Nero Riserva Stroblhof, 2013 Pinot Nero Rierva Linticlarus, Tiefenbrunner, 2012 Pinot Nero Riserva Trattmann, Girlan, 2010 Pinot Nero Riserva Ludwig, Elena Walch; 2010 Pinot Nero Riserva Villa Nigra Schreckbichl; 2009 Pinot Nero Riserva Burgum Novum, 2007 Sanct Valentin, St. Michael Eppan, 2004 Pinot Nero Riserva, Gottardi.

Nella sala, luminosissima con grandi vetrate affacciate sulla vallata tutta verde, non volava una mosca, l’attenzione era focalizzata sui produttori che, a turno, presentavano con passione e precisione il loro vino. E’ stata una escalation che oserei definire perfetta: si è partiti da un pinot nero freschissimo, giovane nel colore e nel gusto, Monticol 2014 di Terlan, che ha svegliato il palato e l’interesse per finire con un campione di eleganza e di equilibrio, velluto, il Pinot Nero Riserva 2004 di Gottardi che può tranqullamente tenere testa ad un cugino d’oltre borgognone. Passando per altri bellissimi campioni capaci di farci capire, una volta in più, cosa e come si presenta  il Pinot Nero in Alto Adige. Proprio nel mezzo di questa carrellata una lettura femminile, una finestra rosa, che forse si è rispecchiata anche nelle caratteristiche del vino: Ludwig di Elena Walch, raccontato dolcemente e professionalmente da Julia, figlia di Elena Walch. Elegante e sinuoso, è un vino che spicca per la perfetta coniugazione tra una buona struttura, un’ottima complessità ed una bevibilità rara.

E poi ancora una novità: il Premio del pubblico. Si tratta di un riconoscimento speciale che il Comitato ha attribuito al Pinot Nero italiano più votato dai winelovers. Durante il primo fine settimana di maggio, circa 600 amanti e intenditori di Pinot Nero si sono recati a Egna per degustare oltre cento campioni e per eleggere il favorito tra gli 83 del concorso nazionale. Il primo premio del pubblico, nella storia delle Giornate altoatesine dedicate al Pinot Nero è stato assegnato al Pinot Nero Riserva „Trattmann“ della Cantina Girlan. Tra i più votati, si sono posti in evidenza quelli delle della cantine di Andriano, Brunnenhof, Ferruccio Carlotto, Castelfeder, Gottardi, Kollerhof, Ignaz Niedrist, San Michele-Appiano, Stroblhof ed Elena Walch.

I banchi d’assaggio allestiti ad Egna hanno rappresentato una opportunità unica di confronto e di scoperta: 105 campioni di cui 83 nazionali provenienti dalle varie zone più vocate  e 22 Pinot Nero internazionali (Austria, Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Bulgaria, California, New York, Australia).

Non faccio mistero di essere rimasta colpita da alcuni in particolare e per questo vorrei stilare una mia personalissima classifica che va a premiare due nazionali in concorso ed un outsider straniero.

Mi ha impressionato innanzitutto il colore dell’Himalaya, il Pinot Nero di Glassierhof, un piccolo produttore di Egna, cantina giunta ora alla nona generazione. Un rosso ciliegia brillante, quasi fluo, lo stesso della foglia impressa sulla etichetta, è un continuo rimandarsi tra etichetta e bicchiere. Ciò che rimane in mente di questo vino è equilibrio e digeribilità, tanta freschezza che invoglia a bere almeno un secondo bicchiere.

Dalle colline marnose e calcaree della Brianza, con un clima continentale mitigato dall’influenza dei laghi, un Pinot Nero vinificato in acciaio e affinato in botti di rovere francese da 500hl per circa 12 mesi, poi imbottigliato. Ecco il San Giobbe Pinot Nero della Azienda Agricola La Costa, una vera rarità in questa zona. Un vino che si distingue sicuramente dai fruttati cugini altoatesini, ma accomunato per l’ eleganza e la leggerezza. Molto curioso!

E poi, dopo qualche piacevole assaggio dei nobili borgognoni, mi ha incantato una beva freschisssima, un pinot nero d’oltreoceano: il Patricia Green Cellar Balcombe Vineyard, Oregon. Benchè per me rappresentasse l’assaggio n. 100, così mi ricordava la traccia che ho seguito, ha svegliato e catturato la mia attenzione. È decisamente ricco e fresco, con menta, liquirizia e tabacco che ampliano il già bel fruttato scuro, pepe, balsamico intenso e frutto vivo. Accattivante anche al palato che è elegante e ricco.

Ho avuto la possibilità di degustare tantissime interpretazioni di Pinot Nero ecco perché sono convita che la Presidente Ines Giovanett abbia fortemente ragione: è necessario più che mai creare occasioni di confronto sano come questa per continuare a crescere e soprattutto per conoscere le zone più vocate di tutto il mondo, ognuna con una versione che rappresenta i singoli terroir!

Auf Wiedersehen alla edizione n. 21 delle Giornate del Pinot Nero 2019!