L’Alto Adige che ti abbraccia e non ti lascia più

07/02/2018

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di Marco Rossi


Due anni fa scrivendo del Sud Tirolo nasceva una riflessione sul fatto che tutti noi abbiamo un viaggio compiuto in una fase precisa della vita e che ci porteremo dietro per anni, ripensando ai colori, ai profumi e ai sapori di quel voyage durante serate passate in compagnia degli amici, senza essere tirchi di racconti e dettagli, annoiando i commensali fino all'inverosimile!!

Se me lo avessero chiesto dieci anni fa, quando mi sono approcciato umilmente al complesso e meraviglioso mondo del vino, avrei risposto Borgogna o Champagne e non avrei mai pensato che sarei arrivato a dire Alto Adige...ma è andata proprio così, l'Alto Adige ti abbraccia e non ti lascia più andare.

Una terra che pare un mosaico naturale di illuminate montagne dolomitiche, di laghi e corsi fluviali e di verdi valli che si rincorrono dai 200 mt slm fino ad oltre i 3000 mt slm tra un vigneto e uno splendido frutteto, accarezzando la testa di enormi bovini felici fino a soffermarsi davanti agli occhi sinceri di chi ha colto e vinificato l'anima antica del terroir di questa regione.

L'Alto Adige è una terra di confine in cui si incontrano culture differenti e modus vivendi eterogenei ma allo stesso tempo è semplicemente Alto Adige, un mondo puro e incontaminato dove l'eleganza tipicamente alpina di chi custodisce questi luoghi si riflette in ogni singola scelta, non è un caso che il complesso delle dolomiti sia da anni patrimonio Unesco e faccia da cornice a vini che perfettamente riflettono l'anima di questo territorio, corposi e minerali con una vena di freschezza che aggrazia una intensità e un'aromaticità senza precedenti. Qualcuno definisce il Sud Tirolo come l'Alsazia italiana, ma non rende giustizia a chi ha iniziato a fare vino di altissima qualità in questo territorio già 3000 anni fa.

Il viaggio, compiuto grazie all'invito a Care's di quest’anno, mi ha fornito l'occasione per rivivere tutto questo e aggiungere qualche pennellata di colore e sapore al mio piccolo bagaglio di emozioni enoiche.

Arrivato a Badia, la maestosità delle vette e la luce diafana che rincorre l'ombra delle valli mi ha accolto subito proiettandomi in un contesto quasi fiabesco, che poi è stato reso reale e tangibile dal tepore delle location che ci hanno ospitato, luoghi di culto come l'hotel Cristallo, il ristorante St.Hubertus e il Piz Boe in alta quota. I padroni di casa Giancarlo Morelli e Norbert Niederkofler assieme ai giovani chef internazionali, vera anvant-guarde della sostenibilità mi hanno traghettato in una esperienza gastronomico-sensoriale da giro del mondo in 20 piatti. Anche in queste cattedrali del gusto era evidente ancora una volta come l'Alto Adige fosse una regione incentrata anche sul vino oltre che sull'altissima cucina (non dimentichiamoci però I frutteti, gli allevamenti di bovini, il turismo di montagna e la birra che grida l'indipendenza della Val Pusteria) e non sorprende che sia il territorio con il maggior numero di tre bicchieri Gambero Rosso in rapporto alla superficie vitata.

Se questo dato non bastasse a farci capire l'importanza dell'Alto Adige nel panorama vitivinicolo italiano, possiamo prendere in considerazione un altro primato interessantissimo, il 99% del vino prodotto ricade sotto la DOC...regione numero uno tra le 20 dello “stivale”. Proprio per questo approccio qualitativo dei produttori, il modo di presentare i vini di questo territorio è inevitabilmente diverso e vale la pena affrontare le sette zone di produzione e I vitigni più importanti sia autoctoni che alloctoni piuttosto che parlare di dicotomia  tra DOC e IGT.

L'Alto Adige è una terra porfirica e vulcanica originariamente di rossi che in pochi anni si è affermata come la terra dei bianchi Italiani grazie all'alternarsi di clima mite a clima rigido di montagna con escursioni termiche importanti in vigna e medie intorno ai 18 gradi durante la fase vegetativa della vite

Basterebbero i vitigni autoctoni per far salivare la nostra sete da appassionati di vino, la Schiava, bacca rossa allevata a pergola che dà vita ad eleganti e semplici vini rossi molto beverini e poco tannici, il Lagrein un'uva che imprime potenza e fierezza ai propri vini e last but not least il Traminer aromatico che trova la sua origine proprio nella ridente cittadina di Tramin; non sono un grande amante dei vitigni aromatici soprattutto quando vengono coltivati in quasi ogni angolo del globo, ma I risultati raggiunti nella sua terra di origine da masi e aziende cooperative come Cantina di Tramin o Pacherhof fanno gridare al miracolo, provare per credere. 

Non possiamo però non lodare gli alloctoni come il Moscato Rosa di origine siciliana che viene sapientemente custodito da una delle aziende vitivinicole più antiche d'Europa, l'abbazia di Novacella (1142).

Nel mondo delle varietà non tecnicamente autoctone a parte il Pinot Bianco, il Kerner (questo incrocio tra Schiava e Riesling è di fatto più Altoatesino che Germenico) e il Riesling, merita particolare attenzione il Pinot Nero portato da Napoleone che non è una versione meno elegante del Pinot Noir di Borgogna o una evoluzione della sua declinazione del Nord Italia, è un qualcosa di unico, fiero e elegante come quello sapientemente vinificato dall'azienda Stroblehof che anche nella sua bottiglia “base” il Pigeno sa stupire ad ogni sorso raccontando i venti che a fine giornata sfiorano ghiacci perenni per portare unicità ad una vigna che sembra un giardino da quanto è curato.

In Alto Adige, su di un altopiano vicino ad Egna trova collocazione naturale il vigneto di Pinot Nero (o Blauburgunder) forse più importante d'Italia, pochi ettari per un nome diventato leggenda: Mazzon.

Il Sud Tirolo è comunque molto di più e vale la pena esplorare ogni singola area vitivinicola che lo compone.


7 ZONE


1)            La Bassa Atesina

(Pinot Grigio, Chardonnay, Schiava, Gewurztraminer, Pinot Nero)

La zona che ha dato origine al Gewurz appunto Traminer perchè originario di Tramin o Termeno. Questa è la zona vitivinicola più estesa dell'Alto Adige con altitudini di impianto che vanno dai 200 ai 1000 mt slm ed è anche l'area con il clima più caldo grazie all'azione costante dei venti miti provenienti da Sud. Montagna e Mazzon (Martin Foradori, Gottardi, Franz Hass giusto per citare alcuni dei nove vinificatori) rappresentano due località molto famose ma ovviamente l'appeal di Tramin con I suoi elegantissimi e poco ruffiani Gewurzt che in evoluzione mostrano il meglio dopo qualche anno, non ha eguali e Elena Walch e la meravigliosa Cantina dei Produttori ne rappresentano due eccellenze


2)            L'Oltradige

(Schiava, Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon, Gewurztraminer)

E' l'area dei castelli e delle tenute che sorgono intorno a due zone di culto come Appiano e Caldaro. Qui si vedono I vigneti colorare le altitudini dai 300 ai 700 mt slm, l'area è famosa per I bianchi come quelli della storica St Michael Eppan, ma anche per alcuni rossi come quelli dello splendido WineResort dal nome Stroblhof che ha fatto del Blauburgunder il proprio cavallo di battaglia raggiungendo in pochissimi anni vette che vanno al di là delle immaginario comune. Dai vini d'ingresso alle riserve è il terroir a condurre il palato alla scoperta della semplice eleganza altoatesina


3)            Bolzano

(Schiava, Lagrein, Gewurztraminer, Pinot Bianco)

Zona adagiata all'interno di una soleggiatissima valle con altitudini di impianto che arrivano a sfiorare il 900mt slm e un clima che in estate diventa quasi torrido

Proprio nell'area del capoluogo trovano la massima espressione il vitigno della tradizione e quello dell'innovazione

La Schiava vede nel Santa Maddalena il suo Cru e in Colterenzio un fine interprete mentre il Lagrein ha conquistato I palati internazionali proprio partendo da questo territorio


4)            La Valle dell'Adige

(Sauvignon, Pinot Bianco, Schiava, Lagrein)

Caratterizzata da terreni secchi e da vigneti con radici assai profonde e da una cultura vitivinicola di lungo corso vedendo spiccare tre dei comuni più importanti e famosi per la spiccata mineralità dei propri vini: Terlano, Adriano, Nalles


5)            Merano

(Schiava, Pinot Nero, Pinot Bianco)

Cittadina famosissima dal punto di vista turistico, è riuscita ad affermarsi anche per l'estrema qualità dei vini prodotti su terreni sabbiosi a meno di 800 mt slm con un clima temperato che culla sia I turisti che le vigne

La DOC Alto Adige Merano è incentrata sulla Schiava e il suo tannino quasi inesistente ma la zona è diventata famosa per gli incredibili risultati raggiunti con Merlot e Pinot Nero. 


6)            La Valle Isarco

(Muller Thurgau, Sylvaner, Kerner, Gewurztraminer)

Ha il primato di essere la zona vitivinicola più a Nord d'Italia e di esserne inoltre una delle più antiche grazie alla presenza dell'Abbazia di Novacella che vinifica sapientemente dal 1142 con tecnologie naturali estremamente moderne.

I terreni di mica e quarzo danno vita a vini potenti e strutturati ma estremamente raffinati con rara mineralità e freschezza in evidenza


7)            La Val Venosta

(Riesling, Pinot Bianco, Pinot Nero, Schiava)

Quest'area è famosa nel mondo per I suoi frutteti di estrema qualità e per un clima alpino estremamente “secco e asciutto”

Castelbello e Ciardes hanno reso famoso il territorio anche per la coltivazione della vite, dai suoi terreni magri e sabbiosi che partono da 500 mt slm, infatti prendono forma vini snelli esili ed eleganti 


Vale la pena citare altri grandi interpreti del vino Altoatesino di cui non abbiamo avuto modo di parlare (ci faremo perdonare in qualche modo), kellerei come Alois Lagader, Manincor, Franz Haas, Terlan, Strasserhof, Hofstatter, Tiefenbrunner, Haderburg e Pojer & Sandri.

A questo punto non vediamo l'ora di essere nuovamente invitati a raccontarvi nel dettaglio le storie dei produttori che con passione e enorme impegno hanno permesso al Sud Tirolo di ritagliarsi un ruolo fondamentale nel panorama vitivinicolo italiano, stay tuned!