La fabbrica di Willy Wonka della grappa

08/11/2019

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di Mattia Cialini

Quando parti per andare da Poli hai un'idea precisa di quel che ti attende. La meraviglia della distillazione artigianale, okay, la delicatezza delle grappe all'assaggio, certo. Prima di arrivare si aggiunge una punta d'impazienza per ammirare – immagino – la collezione di bottiglie stilose in cui quei distillati di gran fattura finiscono. So del museo della grappa, ma a questo non riesco a dare che una forma vaga. Quel che però rovescia ogni aspettativa è l'incredibile calore che Poli riserva all'accoglienza.

Il nostro Virgilio - che ci accompagnerà nelle viscere della distillazione, fino al “paradiso” della cantina – è Lorna. Giovane, gentile, affabile. Imprescindibile, un'introduzione sulla famiglia Poli. Grande, importante, da secoli radicata nella zona. Ma esattamente a Schiavon, dove la distilleria oggi sorge, arrivò il fondatore Giobatta solo alla fine dell'800. Da quel momento, il cognome Poli è indissolubilmente legato alla produzione di grappa. Il racconto sfiora l'epica, tra avi visionari, Alpini e avventurieri in sella a una moto Guzzi (oggi scenograficamente appesa al soffitto). Cimeli di famiglia e della storia della grappa si saldano in una sola narrazione: dai primi esperimenti di distillazione nell'antichità (spiegati su pannelli pedagogici), alle caldaie e agli alambicchi di un tempo. Il museo di Schiavon ha avuto un precursore: quello di Bassano del Grappa. Sempre istituito da Poli. Non solo, Poli cura anche il portale Grappa.com, fonte di nozioni sull'unico vero distillato italiano. Al piano superiore del museo di Schiavon, si rimane a bocca aperta: centinaia e centinaia di bottiglie storiche di grappe, liquori e distillati: una collezione pazzesca. Inoltre il museo si arricchisce di preziosi documenti, di antiche bolle, di storici libri a tema.

Terminata la visita museale, si accede alla distilleria: il momento è propizio, sono i giorni delle “cotte”. E abbiamo il privilegio di ammirare l'antico alambicco in rame a distillazione discontinua in funzione: dodici caldaiette (le prime risalgono agli anni '20) e tre colonnine di distillazione. La cottura delle vinacce, selezionate con cura (ci sono, tra le altre, quelle delle uve che danno origine al Bolgheri Sassicaia. E soltanto Poli le distilla per ottenere la grappa di Sassicaia), danno vita a prodotti base di qualità, diversi a seconda della tipologia della materia prima. Altra diversificazione arriva da un altro tipo di distillazione, quella a bagnomaria. Ci sono poi i prodotti che amplificano ulteriormente la gamma (liquori, amari, gin). Ma è in cantina, nelle oltre 4mila barrique, che i prodotti base acquisiscono i caratteri definitivi, a seconda del tempo e del legno in cui riposano. Luci basse, profumo intenso: un luogo suggestivo.

L'ultimo step nella visita è l'assaggio. Il fatto straordinario è che si possono degustare tutti i prodotti, compresi i top di gamma. Una cortesia ulteriore che Jacopo Poli riserva ad ogni ospite. E' lui ad avere oggi le redini dell'azienda in mano. E ci invita, al termine del tour, alla grande tavolata allestita per alcuni compratori, in un clima informale, familiare. Jacopo – un'enciclopedia vivente sulla grappa e sulla distillazione – ha anche il merito di essere riuscito a rilanciare, alla grande, l'azienda di famiglia dopo un periodo di appannamento. Poli è oggi tra le realtà che lavorano con metodo artigianale più importanti d'Italia. Jacopo è riuscito nell'impresa scommettendo sulla qualità, senza compromessi. E dando un contributo enorme alla diffusione della cultura del bere consapevole, ma di qualità.