Le vesti del Sangiovese 2.0

20/02/2019

blog image

di Cristiano Cini e Simona Bizzarri

Sappiamo tutti quanto il territorio sia importante e significativo per definire la qualità di un vino. Ma in che misura conta? Quanto cambia uno stesso vitigno da zona a zona, da collina a collina, da filare a filare? E quanto è rilevante la mano dell’uomo che lo coltiva e lo accompagna dalla pianta alla bottiglia? Riflessioni che da sempre animano il mondo del vino e che sono state poste al centro del tavolo di approfondimento Sangiovese 2.0.

Un’idea semplice ed efficace per analizzare le espressioni interterritoriali di questa varietà nelle diverse aree del Chianti classico e del Brunello di Montalcino. Perché il Sangiovese, vitigno che troneggia in Toscana, ha la straordinaria capacità di cambiare veste a seconda di dove lo incontri. Sa cosa indossare e dove. Maggiore freschezza e facilità di beva per una passeggiata nel Chianti Classico o più struttura e longevità per osservare un tramonto da Montalcino.

E nella prima edizione dell’evento Sangiovese 2.0 la sfida è stata proprio quella di mettere a confronto 18 vini di 2 denominazioni, di 6 differenti aziende e di 3 diverse annate. Una verticale - orizzontale per scrutare e indagare ogni aspetto.

Ad accogliere i partecipanti alla splendida tenuta Moceni, il presidente di Enoclub Siena Davide Bonucci che ha pensato e organizzato la particolare iniziativa.

Le aziende partecipanti, per il territorio del Chianti Classico, sono state Capannelle, Casa al Vento e Bindi Sergardi mentre, per il territorio di Montalcino, Castello Tricerchi, Terre Nere e Argiano.

Una breve presentazioni delle cantine prima di immergerci nella degustazione delle etichette poste sull’elegante tavolo.

L’azienda Capannelle, situata nel cuore delle colline di Gaiole in Chianti, è dal 1975 una delle più interessanti realtà del mercato vinicolo in Italia. Si estende per circa 20 ettari di cui 16 di vigneto e produce circa 80.000 bottiglie di vino all’anno. Fiore all’occhiello della cantina, il famoso caveau, realizzato in acciaio e dotato di sistemi di controllo di temperatura e umidità, dove i clienti più esigenti possono conservare le loro bottiglie più preziose.

Poco distante, troviamo Borgo Casa al Vento. Un tempo dimora di mezzadri, è il frutto di un sapiente restauro ad opera della famiglia Gioffreda che, nei primi anni ’90, ha ridato lustro a questo meraviglioso gioiello di architettura rurale. La tenuta si estende per circa 20 ettari di cui 8 vitati, per una produzione totale di 35.000 bottiglie. Il rispetto della terra e dei suoi frutti, ha invocato la scelta del biologico.

La famiglia Bindi Sergardi vive a Siena dal 1349 e mantiene vive le tradizioni di 23 generazioni nelle tre tenute di I Colli, Marcianella e Mocenni. Quest’ultima, situata nel comune di Castelnuovo Berardenga, risale al 1067 e il suolo roccioso ricco di alberese e galestro regalano al sangiovese un’inconfondibile identità. Nella filosofia della famiglia, ogni vino dovrebbe essere un ringraziamento ai luoghi e alle persone.

Passiamo poi a Montalcino per conoscere Castello Tricerchi, tenuta che si estende per 400 ettari nel versante nord. Al centro della proprietà, sulla via Francigena, si erge il Castello, costruito nel XIII secolo e completato nel 1441 dalla famiglia Tricerchi. I vigneti della cantina, impiantati nel 1995 e nel 2003, sono coltivati a Sangiovese per 13 ettari e sono suddivisi in 7 distinti appezzamenti. I suoli sono caratterizzati da presenza di sabbie e argille calcaree.

L’Azienda Terre Nere si estende su una superficie di 15 ettari a 280 metri sul livello del mare, a sud sud-est, a 10 chilometri da Montalcino. I 10 ettari vitati, in località Castelnuovo dell’Abate, sono sul pendio sulla cui sommità si erge il Castello della Velona. Sono inseriti in un contesto di squisita bellezza, circondati da boschi incontaminati e con un microclima ideale per la coltivazione della vite. La produzione annua è di circa 50.000 bottiglie.

Infine troviamo Argiano, una delle più antiche aziende vinicole di Montalcino con una storia rinascimentale e una storia di 500 anni. Sistende per 135 ettari di cui 57 vitati nell’angolo sud-ovest di Montalcino a circa 300 metri sul livello del mare. L’azienda fu tra le fondatrici del Consorzio nel 1967. UN’attenta ricerca sui terreni ha portato all’identificazione dei vari micro-terroir e alla consapevolezza della composizione dei suoli a diverse profondità. Questo permettere di produrre Brunelli con sfaccettature diverse.

Le annate degustate nella scacchiera sapientemente disegnata da Davide Bonucci, sono state 2012, 2013 e 2014 più un singolo 2015 di Bindi Sergardi (che non ha prodotto la 2014).

L'aspetto più divertente e istruttivo è stata la possibilità di approfondire in verticale per ogni singola azienda l'interpretazione di annate diverse, tra l'altro anche la difficoltosa 2014 e capire come i produttori le hanno gestite per evidenziare la territorialità e le unicità dei loro vini. Stili diversi, interpretazione dell'uomo che cerca di non sovrastare il potenziale del territorio, cambiamenti nel rapporto con il legno, l'esigenza sempre crescente (nelle ultime annate) di togliere apporto di una mano per esaltare la singolarità del luogo d'origine. Sempre maggiore la consapevolezza di un'identità, qualcuno già definita nel tempo attraverso annate prodotte, altri più recentemente indirizzati nella strada maestra. Giudizio assolutamente positivo per un'iniziativa intelligente che spazia nella diversità dell'origine come valore, come ricchezza.

Un format innovativo e interessante che ha lasciato spazio al dibattito e alle osservazioni di ogni partecipante e che potrebbe, in futuro, aprirsi ad altri territori e altre diverse espressioni del Sangiovese.

Noi ci saremo seguendolo con grande interesse e… perchè no magari con un video!