Ruffino, palcoscenico d’eccezione all’Onav Roma

16/02/2018

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di Giuseppe Motisi 


Proseguono gli appuntamenti con il ‘vino d’autore’ organizzati con sagacia e passione da Onav Roma che, nel solco di una programmazione incentrata sul connubio conoscenza del prodotto / storia dell’enologia, ha di recente messo in piedi un evento dedicato ad una delle più note aziende vinicole italiane nel campo dei rossi: la Ruffino, alias…il Chianti!

Ambasciatrice del Chianti  

La serata dedicata alla cantina Ruffino si è svolta presso la sede centrale dell’Onav Roma situata negli accoglienti saloni dell’Hotel Cristoforo Colombo, uno spazio perfettamente attrezzato per le degustazione e, in contemporanea, la visione di slide, la proiezione di filmati e il dibattito enologico, il tutto accompagnato da un tavolo per i relatori ben microfonato e visibile da ogni punto della sala. 

Anfitrione della serata il delegato di Onav Roma Alessandro Brizi che, come di consueto, ha accompagnato il pubblico in un viaggio sospeso tra sensorialità e analisi storico-economica dell’azienda ospite; a fare da ‘spalla’ a Brizi per conto della Ruffino Beppe D’Andrea, ufficialmente Brand Ambassador dell’azienda ma, in poche parole, consumato ed avvincente affabulatore che per circa due ore ha coinvolto gli ospiti alla scoperta di vini, uve e tenute di una delle più famose etichette della Toscana. “Per cominciare è inevitabile partire dalla storia delle nostre cantine, una storia antica che inizia alla fine dell’Ottocento, precisamente nel 1877, quando i cugini Ilario e Leopoldo Ruffino decisero di fondare a Pontassieve l’azienda che ancora oggi porta il loro nome – ha esordito D’Andrea -. Da subito la Ruffino si contraddistinse per realizzare vini puliti ed equilibrati, imbottigliati nel classico fiasco impagliato, la cui fama varcò ben presto l’oceano accompagnando anche l’emigrazione italiana in America. Tralasciando i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti, mi piace infatti ricordare come il nostro Chianti fu uno dei principali vini esportati negli Usa tra Ottocento e inizi del Novecento, proprio in base alle richieste commerciali dei nostri emigranti che, una volta sbarcati a New York, desideravano continuare a bere il vino della loro terra”.

È un dato su tutti che illustra, meglio di qualunque giro di parole, questo concetto: “Già nel 1893 Ruffino rappresentò l’Italia al Columbus day, la più importante festività per gli italiani d’America – ha aggiunto Beppe D’Andrea durante l’incontro all’Onav Roma -: il nostro Chianti, sbarcato negli Usa al seguito dei migranti, era destinato a diventare un simbolo di italianità nel mondo”.

Trasformazioni e innovazioni: la Ruffino e gli anni Duemila  

“Negli anni Settanta mentre lavoravo tra le cantine del Chianti la frase che sentivo con più ricorrenza era ‘Fai il vino, che si vende’. Questa formula oggi, secondo me, dovrebbe invece essere trasformata in ‘Fai solo quel tipo di vino che si possa vendere’, altrimenti il vino è soltanto un costo”. È questa la sintesi con cui Beppe D’Andrea ha illustrato la filosofia di Ruffino ai giorni nostri, che punta ad una valorizzazione dei propri vigneti tradizionali unendovi una graduale acquisizione di nuovi impianti, nei quali sperimentare le uve maggiormente gradite al consumatore degli anni Duemila.

“La struttura aziendale nel tempo si è ovviamente modificata ed evoluta – ha spiegato D’Andrea -. ‘Mamma Ruffino’, diciamo così, è sempre a Pontassieve, ma a questa tenuta se ne sono poi aggiunte altre sette sparse in vari territori della Toscana. Oggi Ruffino possiede perciò circa 1.500 ettari in produzione e 500 ettari in reimpianto, con una resa ad ettaro di circa 60 quintali di uve. Per quanto riguarda le tipologie di vitigni di maggior pregio, nella tenuta di Montalcino abbiamo delle piante eccezionali: quattro cloni di Sangiovese, uno dei quali con più di novant’anni”. 

Il prodotto principe che scaturisce da questi vigneti per lo più situati nel territorio del Chianti classico è, naturalmente, il Chianti Ruffino, declinato in varie tipologie e famoso ben oltre i confini nazionali. “Il nostro mercato vendite è strutturato al 90 per cento sull’estero ed al 10 per cento sull’Italia – ha precisato D’Andrea -. Ciononostante Ruffino considera il mercato italiano un mercato d’eccezione, e lo curiamo con la nostra tradizionale attenzione e meticolosità per garantire un prodotto genuino e sempre pulito nel gusto”.

Le cinque proposte Ruffino, tra Chianti e nuovi rossi

Messi da parte i cenni storici e la teoria enologica, all’evento degustativo dell’Onav Roma Ruffino ha portato in assaggio cinque tipi di rosso: quattro Chianti Docg ed un rosso Igt di nuova concezione. 

Questi, in successione, i vini degustati: Chianti Classico Docg Riserva 2014, Chianti Classico Docg Riserva Ducale 2014, Chianti Classico Docg Riserva Ducale Oro Gran selezione 2012, Chianti Classico Docg Riserva Ducale Oro 2000 e Toscana Igt Modus 2013.

“Il Chianti Riserva è prodotto all’esterno del territorio del Chianti classico, da uve coltivate in un vigneto a Monteriggioni, ed è un’etichetta ideata negli anni Cinquanta che abbiamo voluto riproporre oggi nel suo formato originario. Questo Chianti fa un anno in legno ed uno in acciaio, e per la sua purezza ed i suoi standard qualitativi lo definiamo un ‘grande vino normale’”, è stato il commento di Beppe D’Andrea all’assaggio della prima tipologia di bottiglia. 

“La storia del Chianti Riserva Ducale è invece più antica e, in qualche misura, più suggestiva – ha proseguito D’Andrea -. Il titolo di Ducale gli deriva dall’essere stato scelto nel 1933 per la tavola del Re d’Italia dal Duca d’Aosta, ed è un vino che rompe gli schemi con la precedente produzione Ruffino: niente più fiasco impagliato ma bottiglia. Il Chianti Riserva Ducale è declinato anche nella versione Oro, prodotta per la prima volta nel 1947 e riproposta da allora solo nelle annate migliori, e Gran selezione, quest’ultimo assemblato con uve provenienti da una singola tenuta e caratterizzato da un invecchiamento minimo di tre anni”.

A rompere l’armonia chiantigiana della serata ci ha pensato il Modus, un rosso differente e dal carattere brioso che Ruffino realizza sempre con uve delle sue tenute. “Il Modus è un Igt che abbiamo iniziato a produrre nel 1997 e che continua oggi a riscuotere un considerevole successo – ha affermato in conclusione Beppe D’Andrea -. Le uve che lo compongono sono Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, tutte nella misura del 33 per cento. Il segreto del suo brio non è però la semplice unione di più vitigni, ma la maturazione distinta di un uvaggio: il Merlot è infatti invecchiato separatamente ed aggiunto solo alla fine, proprio per dare al Modus quel suo inconfondibile sapore sospeso tra tradizione e innovazione, ossia l’inconfondibile marchio della cantina Ruffino”.