I VINI DI MARCO CANNONI PODERE GIOCOLI: GENIO E SREGOLATEZZA

26/03/2019

blog image
Vigneron filosofo o filosofo vigneron? Non saprei neanche io definire con esattezza la personalità di Marco Cannoni, titolare assieme al padre di Podere Giocoli, piccola realtà di Loro Ciufenna (il paese dei Cervi e dell'alloro per gli antichi Romani) zona Valdarno. Più poderi in verità, quasi 7 ettari "sparsi" su terreni ricchi di siderali diversità. Da sedimenti limosi più sciolti ad altri compatti come graniti; da argille chiare a quelle blu difficili da lavorare, che richiedono necessariamente un grande sforzo manuale. A Marco tutto ciò non pesa. Mi confida candidamente (con la pelle d'oca) di fare il lavoro più bello del mondo e non ho alcun dubbio che sia davvero così. Mentre il pick up ci conduce su sentieri quasi impraticabili, alla ricerca di vigne antichissime ed in alcuni casi rare come il Sanforte, ci perdiamo in racconti di vita (e di vite); dal lontano 1962 anno d'avvio nel "Clos" la Traiana, fino alle successive acquisizioni del '98 (La Moraia) e Cento Piccioli (2015) podere abbandonato dalla forma ad anfiteatro, ricco di scheletro e ciottoli. Un aiuto iniziale da parte del Gruppo Matura di Stefano Dini e Dario Ceccarelli per gestire la parte agronomica in vista delle nuove esigenze del mercato, a cui Cannoni strizza un solo occhio perché non ama molti compromessi. Non per nulla ha scelto recentemente come enologo Marco Mocali, poche parole e tanta sostanza. Tutti single wineyard, anche quando nella stessa parcella confluiscono più varietà. Quella dedicata al Chianti infatti, 1973, rispetta perfettamente la formula di Ricasoli: Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Trebbiano. Il monte Pratomagno fa da autentico scudo da venti freddi ed umidi, salvando le piante da pericolose gelate od attacchi di marciume. Ma non è l'unico pregio della montagna; sembra essersi plasmata anche nelle persone che vivono a stretto contatto con la natura. Rocce d'animo inevitabilmente trasmesse per osmosi ai vini di Podere Giocoli, ricchi di essenze floreali amate dalle api, di frutta appena matura, di potenza gustativa ed al tempo piena di freschezze da bosco. Con questa immagine fissa nella mente ascolto Marco e i suoi mille segreti per una potatura perfetta, ne fiuto la grande passione, l'amore per un terroir e per i prodotti da esso derivati. Nel fiero sguardo c'è l'essenza della stessa vita: fare le cose con amore è l'unico modo per ottenere risultati che compensino le tante amarezze o delusioni provate nella ricerca di una felicità sempre sfuggente. 
All'arrivo del crepuscolo non rimane dunque che assaggiare qualche etichetta, ancora campione di botte, ma già dal profilo strutturale/aromatico ben delineato.
Partiamo dal Baturlo 2015, Trebbiano e Malvasia uniti in matrimonio. Naso da pera Williams, si apre in successione su susina bianca, erbe officinali, fiori di glicine, mandorlo e ginestra. Vigne vecchie vendemmiate in tre tempi diversi: il trebbiano crea una dote di acidità e la malvasia porta a corredo mille aromi. L'impeccabile equilibrio fa da testimone del "sodalizio".
Proseguiamo con un Chianti il Diamine 2018, esclamazione tipica quando vi trovate ad assaggiare un vino simile. Grande attacco erbaceo e di furaneolo. Sembra un succo di lamponi freschi, tuttavia è in bocca che rivela il suo segreto: un perfetto tannino cesellato e asciugante. Lunga vita al Re!
Di terza battuta assaggiamo Il Giocoliere 2018, Sangiovese in purezza, esperimento dei due Marco (Cannoni e Mocali), perfettamente riuscito, gustoso e piacevole dal lieve petillant carbonico che necessita ancora riposo per essere domato. Un rosolio dal finale quasi di Alchermes. Unico.
Last but not least chiudiamo col Saeppolo 2009, Pugnitello IGT fuori da ogni schema. Vero genio e sregolatezza, rispecchia in toto il significato del suo nome: "giovane vita" o "giovane tralcio di vite". Infatti la gioventù impressionante di questo prodotto ormai entrato nella prima decade viene espressa da frutta nobile di mirtilli e ribes neri, balsamicità eleganti e spezie scure non invadenti dono delle uve e non di barrique ormai quasi esauste.
Manca una degna cornice a questo quadro bellissimo; lascerei dunque la penna (o meglio la tastiera) ad un celebre aforisma di Guillame Apollinaire: "di tanto in tanto è bene fare una pausa nella nostra ricerca della felicità ed essere semplicemente felici."

Di Luca Matarazzo