Tenute Martarosa presenta le due nuove etichette di “Villa Cliternia”: un luogo, un’identità e una sfida riuscita.
a cura di Stefania Raspa
A distanza di circa due anni dalla presentazione del primo Moscato affinato in mare, Tenute Martarosa ci ha accolto nuovamente in un caldo pomeriggio di fine giugno, chiamando a raccolta amici, collaboratori, giornalisti di settore, colleghi e associazioni, per condividere una visione aziendale diventata realtà.
Prima di introdurre i nuovi arrivati in casa Martarosa, abbiamo chiesto a Michele e Pierluigi Travaglini, oggi la terza generazione alla conduzione aziendale, qual è lo stato dell’arte della Tenuta. Maturità è la parola d’ordine e le due nuove etichette la rappresentano, progetti frutto di prove, errori e sperimentazioni e che oggi, ancor di più, esprimono le origini, il territorio, quel luogo di partenze e ritorni familiari, lì dove hanno scelto di far vivere, sotto una forma diversa, un vissuto di famiglia.



Circa 15 anni fa nasce un pensiero nuovo, con la voglia di provare a fare qualcosa di diverso con la Tintilia, il vitigno autoctono molisano a bacca nera: un Metodo Classico da uve Tintilia in purezza. Un vigneto piantato al di fuori della zona classica di produzione, con altitudine più bassa rispetto al Disciplinare ma vicino al mare, nella frazione di Nuova Cliternia che, nell’antica lingua degli Osci (n.d.r. popolazione autoctona) rimanda proprio ad un luogo nei pressi di sorgenti, acque e fiumi. I fiumi ci sono, il Biferno e il Fortore, confini naturali tra Molise e Puglia, e c’è anche l’acqua …azzurra del mare Adriatico.
“Villa Cliternia, Tintilia Metodo Classico blanc de noir, pas dosé” è la prima etichetta a salire sul palcoscenico: millesimo 2022, circa 20 mesi di sosta sui lieviti. E’ stato un metodo Charmat a preparare il terreno, un percorso di studio durato 5 anni che ha posto le basi per un ulteriore sviluppo di una Tintilia che, anche spumantizzata, si è rivelata sempre più flessibile e adattiva.
Abbiamo chiesto all’enologo, Alessio Bandinelli, perché questo Metodo Classico di Tintilia è riuscito, rispetto a dei riferimenti classici italiani come il Trentodoc, l’Oltrepo’ Pavese, l’Alta Langa e il Franciacorta. Una sfida ambiziosa e un risultato che non ti aspetti, la Tintilia come un outsider che, contrariamente ad ogni aspettativa, sorprende e si impone, ma sempre con discrezione ed eleganza.
L’abbiamo assaggiato e degustato questo Metodo Classico: al naso esprime freschezza nelle note balsamiche e mentolate di erbette aromatiche ma è al palato che cattura con una piacevolezza tale da voler tornare subito nel calice ed assaggiare un altro sorso, lasciando la bocca freschissima e salivante. Nella prima parte rivela una piacevole ed elegante nota di agrume, gioca in freschezza che dà complessità all’acidità, chiude su note saline, quasi salate, espressioni di terreni fertili, ricchi e argillosi. Questa sinergia naturale dell’acidità di passare nel sale con continuità di sapore è di una gradevolezza assoluta ed è un timbro distintivo del terroir.
Terroir ancora protagonista nell’espressione della seconda referenza nata in casa Martarosa: Villa Cliternia Fiano del Molise 2019. L’ambizione è quella di volersi misurare con i grandi bianchi italiani, con la consapevolezza che ci sono territori storicamente più blasonati per produrre Fiano, ma questo prodotto è la constatazione che anche in territori come questo si può avere un’espressione qualitativa che dura nel tempo. Un breve contatto sulle bucce in fase pre-fermentativa anche per favorire una maggiore estrazione dei precursori aromatici di cui il Fiano è ricco e che si esprimeranno meglio nel tempo, nei 2 anni di acciaio e in parte in botte grande di rovere non tostato da 500 litri.
Il risultato è un Fiano con un proprio carattere e un’identità unica, un vino che realizzato così, non è ripetibile perché legato al territorio. Alla degustazione emerge la capacità espressiva del Fiano: impatto olfattivo caratterizzato da una nota iodata e dalla potenzialità di mantenere il frutto nella maturità, chiude fresco e balsamico, invitante e rinfrescante. Sorso complesso e avvolgente, dopo la deglutizione rimane una sensazione di morbidezza e rotondità, quasi una grassezza, dono della permanenza sulle fecce fini. Un Fiano che racconta larghezza, riempie in modo orizzontale la cavità orale e chiude accattivante con la nota salina, il trait d’union con la Tintilia.
Due vini che parlano di un territorio, il Molise, che ha ragione di essere raccontato ed arrivare ad una platea ampia e curiosa di assaggiare quei territori meno conosciuti ma meritevoli di essere apprezzati anche sotto il profilo qualitativo e non più solo come una terra da scoprire.

