Tiziana Gandolfo: donna del vino spumeggiante, accattivante, coinvolgente ma soprattutto siciliana DOC.
a cura di Carmen Buongiovanni
Tra le prime Sommelier AIS ufficiali nel territorio siciliano, produttrice di vino, vicepresidente delle donne del Vino di Sicilia… sembra che sei nata con il calice in mano. Raccontami i tuoi primi ricordi legati al vino.
“In realtà ho scoperto il vino da grande. Vengo da un mondo diverso. Non avevo origini legate alla terra, sono una donna che viene dal mare, da Acireale sulla costa ma con l’Etna come riferimento. La mia vita era sempre in continuo movimento, organizzavo viaggi. Ho girato il mondo nella “vecchia vita”. A casa si beveva poco vino, gli unici vini che ricordo in gioventù erano Mateus e Lancers, vini leggeri molto distanti dalla produzione locale”.
“Posso dire che il mio rapporto col vino è cambiato da quando ho cominciato a frequentare Camillo (Privitera, marito da 30 anni) un’amicizia che si è trasformata in un grande amore. Lo conoscevo da sempre ma lui viveva ad Imola dove è diventato sommelier professionista nel 1988. Quando è tornato in Sicilia aveva un sogno aprire un’enoteca, luogo quasi sconosciuto a quei tempi, e mi sono subito coinvolta in questo progetto. Di giorno un negozio per la vendita al dettaglio che di sera si trasformava in locale di somministrazione e fucina di eventi. Mentre io continuavo con i viaggi ma dedicavo sempre più tempo a conoscere e scoprire questo mondo del vino fino a diventare Sommelier nel 1999 contribuendo alla fondazione dell’Associazione regionale. Quindi un amore che è diventato anche una passione ed… eccomi qua nella mia “nuova vita”.




Dal mare all’Etna…
“Oltre l’attività in enoteca a me e Camillo piaceva soprattutto bere bene. Era intorno al 2000, anni in cui cominciava ad esserci un fermento nel mondo del vino e una timida ma importante rinascita del vino etneo. Così un giorno ci siamo detti: “Ma se provassimo a comprare un pezzo di terra? E a fare noi il vino?”. Cerchiamo, giriamo quasi tutta l’Etna ma nessun luogo ci convinceva finché un giorno Camillo trova un annuncio su un giornale locale. Andiamo a vedere questo posto quasi per scherzo. Appena arrivata però il contesto mi ha stregata e me ne sono innamorata. Siamo passati subito all’acquisto le vigne c’erano già se pure gestite alla maniera tradizionale miste anche a ulivi e alberi da frutto e la nostra idea era quella di iniziare a produrre vino da quelle vigne e vedere che cosa potevamo farne ma fatto il compromesso in aprile 2003 prima ancora della firma dell’atto arriviamo una mattina di fine luglio e troviamo tutto nero: tutte le vigne bruciate da un grosso incendio. “Sai com’è?” mi dice Camillo “Facciamo finta che il progetto cominci ora. Ricominciamo da zero”. Quindi spiantiamo e ripiantiamo per primo il Nerello Mascalese e il Capuccio con un progetto di un grande vino rosso. Fino al 2009 c’è stato un susseguirsi di investimenti per tirare fuori i grossi massi in profondità per macinarli e riequilibrare il terreno molto particolare. La prima bottiglia quella del 2011 quindi un progetto a lungo termine che ha visto nel tempo prima la produzione del Rosato e da qualche anno anche la produzione del Bianco da carricante”.

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più delle Donne del Vino di cui fai parte. Pensi sia ancora importante sottolineare la differenza tra donne e uomini nel vino? Intendo come posizione, inquadramento, salario o semplicemente approccio nel mondo del lavoro.
Credo che ci sia ancora strada da fare per noi donne in tutti i settori, soprattutto in quello del vino, molto maschile. Dalla vigna alla cantina si registrano ancora differenza sia in termini di carriera che di stipendi. Ma si deve anche registrare una tendenza da parte di molte donne di scegliere sempre più le professioni legate al vino, non solo produttrici che spesso lo diventano per storie familiari, ma enologhe, agronome, sommelier, comunicatrici, e per questo le Donne del Vino sono anche un punto di riferimento importante ed un esempio di successi.
Camminando tra le tue vigne non si può fare a meno di notare una serie di installazioni artistiche di autori contemporanei. Pensi il legame tra arte e vino sia davvero così forte?
Non solo lo penso ma ne sono portavoce. Ogni estate organizziamo in vigna una serie di incontri in cui si parla di arte, letteratura, poesia… bevendo i nostri vini (e non solo!). Abbiamo ospitato una residenza di artisti che hanno poi lasciato le loro opere create ad ho in giro per le vigne e abbiamo allestito anche serate con addirittura un pianoforte a coda per godere della musica con la degustazione dei vini. Immagina… serata etnea, amici, musica dal vivo e tanto buon vino… what else?

Ultima domanda… come mai il nome dell’azienda è Primaterra?
Bella domanda! Difficile da spiegare agli stranieri ma in italiano il sound ricorda proprio il fatto che per me e Camillo non si è trattato di rilevare un’attività di famiglia ma io e lui abbiamo scelto di acquisire una tenuta per coltivare la terra e produrre il vino dell’Etna. Poi se vuoi abbiamo una versione interessante ma che ho capito solo negli anni proprio vivendo sul vulcano ti rendi conto che queste terre si formano ogni volta da zero dopo un’eruzione… quindi ogni volta è come se la terra si rinnovasse dal nulla, come fosse la prima volta.

