Wine experience tra sostenibilità, territorio e grandi vini. Una full immertion nei sensi vissuta nel calice e nell’architettura del luogo.
a cura di Chiara Martinelli
A Vallepicciola vi si arriva imboccando una strada a sterro nei pressi di Pievasciata, siamo nel Comune di Castelnuovo Berardenga, nei dintorni del Parco delle sculture del Chianti e già si respira un’atmosfera creativa che è preludio allo straordinario concept architettonico che di lì a poco avremo modo di ammirare. L’impatto è con una struttura en plein air, d’ispirazione organica, grandissime vetrage con sostegni in corten si aprono sui vigneti, sulla cantina sottostante, sui giardini, sui tavoli esterni, mentre all’nterno ci accoglie un ambiente caldo con banconi e scaffalature in legno.
Riccardo, responsabile commerciale Italia, ci viene incontro sorridente, offrendoci una bollicina, Perlinetto Rosè metodo classico; brindo con le mie amiche, vogliamo iniziare la nostra visita con calice alla mano.





Ho la sensazione che il vino, assieme agli elementi che occorrono alla sua creazione, siano le presenze discrete che d’ora in poi ci accompagneranno ovunque. Me lo spiegherò meglio strada facendo.



Prima di scendere in cantina attraversiamo un corridoio, all’improvviso mi sento avvolta dal profumo di rovere della boiserie che riveste una delle due pareti, guardo i listelli di legno e noto che culminano a forma di voluta sopra la mia testa. Non è un legno qualunque, è quello delle botti in rovere francese dove avviene una parte della vinificazione.


Siamo giunti. Siamo al buio. Riccardo ci spalanca le porte, ci invita ad incedere di due passi. Sembra di assistere ad uno spettacolo. Nel silenzio dei locali che ancora non riesco a mettere a fuoco, intravedo una luce che illumina un volto sullo sfondo della parete centrale. È il leggendario re (effigiato sul logo aziendale) che ci fa l’occhiolino e ci invita a godere dei suoi gioielli, ora perfettamente visibili: enormi tini in cemento color vinaccia a forma ovoidale, botti grandi e barrique, sotto un cielo costellato di volte a vela in legno di rovere. Riccardo riprende la parola e ci illustra le varie tipologie di recipienti per la vinificazione e l’affinamento.






L’effetto sorpresa non è finito perché la nostra guida ci conduce in una sorta di “biblioteca del vino” in divenire, dove ogni scaffale ospiterà “la verticale” della rispettiva etichetta… (anche le annate delle bottiglie presenti seguono una disposizione crescente, collocate in senso verticale ovviamente!). Prima di risalire però come ci suggerisce Riccardo, dobbiamo dare un occhio all’area dei vini spumanti perché è qui, sulle pupitre, che ha sostato il metodo classico che stiamo sorseggiando sin dal nostro arrivo.
Risaliamo diretti verso la sala degustazione, è il momento di assaggiare i vini, abbiamo un certo languorino.


Quatro le etichette scelte: Bianco Vallepicciola – 100% Chardonnay; Rosato da Pinot Nero 100%; Chianti Classico annata e Chianti Classico Riserva.
Siamo nella terra del Sangiovese ma tra più di 200 ettari di vigneti di proprietà troviamo anche vitigni internazionali, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Chardonnay e Pinot Noir.



L’incipit è con l’Olio Extravergine di Oliva Chianti Classico DOP, lo si beve a piccoli sorsi e lo si lascia esprimere in bocca, lentamente, e quando quel senso di piccantezza mi scende in gola a buon ragione lo verso sulle bruschette croccanti con cipolla di Tropea, pecorino di Pienza e salsiccia.
Non vedevo l’ora di testare il Vallepicciola Bianco IGT 2023, 100% Chardonnay, proveniente dal vigneto il Poggione, un terreno calcareo argilloso con presenza di galestro e alberese. Vinificazione in acciaio e affinamento in barrique. Alzo il calice all’altezza degli occhi e lo inquadro sullo sfondo del vigneto che osservo dalla vetrage. Ha degli accesi riflessi dorati, lo porto al naso e percepisco frutta matura, esotica. Bevo, è elegante e avvolgente, con un finale di vaniglia persistente. Perfetto, lo abbino con tutti i formaggi.
Passo al secondo assaggio. Lo hanno definito il Pinot Nero in rosa, è il Pievasciata Rosato IGT 2024, da Pinot Noir 100% , tanta freschezza, bevibilità infinita, l’eleganza della rosa al naso e frutti rossi croccanti: con le sfogliatine di formaggi erborinati e prosciutto lo trovo equilibrato. Lo immagino versatile, immancabile per l’aperitivo.



Tra una conversazione e almeno cinquanta selfie (la scenografia ne richiama assai) sento che voglio arrivare ai rossi…dal tagliere mi stanno chiamando i salumi stagionati e un prelibato salame di cinghiale su cui Riccardo ha fatto un inciso ben preciso – “Va’ subito assaggiato!”-.
Prendo il calice di Chianti Classico DOCG 2023 ed entro nel cuore della tradizione. Un Sangiovese che affonda le radici su suoli di galestro e alberese, fermenta in acciaio, affronta la malolattica in botti grandi di rovere, vi riposa 10 mesi e ne trascorre dai 6 agli 8 in barrique di secondo passaggio. Qualche mese in bottiglia ed è pronto a raccontarsi.
Nel calice è un rubino leggero, scarico, al naso ribes e prugne, mammole e viole, con quella speziatura sottile di pepe nero che lo rende unico al sorso. In bocca è fragrante, diretto, con tannini eleganti All’estremità del tagliare ci sono i salumi: sarà un matrimonio perfetto.


Adesso mi devo preparare a qualcosa di più corposo. Attendo qualche minuto e mi ricompongo al meglio per il Vallepicciola Toscana Rosso IGT 2022.
Un vino che racconta già dal colore rubino la sua vivacità. Nasce da uve Sangiovese selezionate nel vigneto Fontanelle, raccolte a mano. La fermentazione in cemento e la lunga macerazione lo hanno reso intenso e ricco di sfumature, mentre i venti mesi in barrique (in parte nuove, in parte di secondo passaggio) ne hanno affinato l’eleganza.
Al naso dominano ciliegia e ribes maturi, intrecciati a note floreali di viola e un accenno di tabacco. In bocca è equilibrato, con tannini integrati e un finale che regala sensazioni balsamiche. Lo metto alla prova con il salame di cinghiale. Abbinamento deciso.




